Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

mercoledì 26 maggio 2010

Psicologia dello HUMOUR

Difficile definire con precisione scientifica il termine humour, perché per sua natura ambiguo e polivalente. I teorici che hanno condotto ricerche sull'argomento, hanno evidenziato come maggiormente comici e umoristici: le piccole sfortune degli altri, le deformità fisiche, l'incongruo, l'assurdo, gli equivoci, il gioco di parole, l'avere la meglio su una persona... Viene generalmente percepito come comico qualcosa capace di ridurre la tensione e facilitare la reinterpretazione di un evento o di una situazione. Tutti gli esperti in materia, comunque, sono concordi sull'impossibilità di classificare le situazioni ridicole, perché se è vero che il RISO è innato e universale (appare prima che si sia formato qualsiasi processo cognitivo complesso), è oltremodo vero che ciò per cui si ride è filtrato dall'esperienza, l'apprendimento, la cultura, l'abitudine... Lo humour è presente in tutto il mondo, ma fattori come l'età, il sesso, la nazionalità, la razza e l'educazione influenzano il senso dello humour in modo differenziale. E ovviamente, la cultura determina, in grande misura, quello che è e non è divertente. Comicità e riso, dunque, derivano l'uno dall'altra, ma non sono la stessa cosa, tant'è vero che vi sono un tipo di riso e una maniera di sorridere, che con la comicità non hanno nulla a che fare.
Altro aspetto importante, è quello che vede il riso strutturato nel meccanismo nervoso dell'organismo, perché svolge una funzione adattiva e di lubrificante sociale, essendo il più potente indicatore di amichevolezza e di desiderio di connessione positiva con qualcuno. Ridere è una modalità con cui si crea e si conferma il senso di appartenenza ad una comunità, uno dei modi migliori per entrare in relazione con le persone che non si conoscono, perché permette di scaricare il nervosismo e di diminuire il senso di ostilità, spesso presenti quando si incontrano estranei.
Per quanto riguarda invece il ridere nel rapporto terapeutico tra paziente e psicologo... la capacità di utilizzare questo importante strumento relazionale, è indispensabile quando non si è ancora stabilito un legame verbale profondo. Lo humour poi, può aiutare il terapeuta ad affrontare argomenti difficili, a diluire la rabbia, ad allentare alcune rigidità di pensiero... Gli permette anche di esprimere delle interpretazioni che altrimenti verrebbero rifiutare. E' oltremodo vero che, usato eccessivamente o fuori luogo, potrebbe avere un effetto distruttivo e far bloccare il paziente.

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