Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

martedì 27 luglio 2010

Adolescenza e comportamento suicidario

L'adolescenza è quella fase della vita durante la quale l'individuo non è più un bambino e non è ancora un uomo. Essa è considerata come un fenomeno complesso che porta profondi cambiamenti a livello fisico, psicologico, affettivo, relazionale, sociale e cognitivo e alla crescita e alla maturazione individuale.

In questo periodo di modificazioni, i giovani sono impegnati nella realizzazione della propria indipendenza dai genitori e nella costruzione della propria identità al di fuori della famiglia. Per questo, i genitori devono aiutare i figli non ostacolandone lo sviluppo e l'allontanamento, infatti la famiglia può tendere a considerare i figli sempre come "bambini".

L'adolescente deve raggiungere un nuovo equilibrio attarverso un processo di trasformazione che provoca sentimenti ambivalenti: timore di non riuscire e ansia, insieme con ambizione e desiderio di riconoscimento: egli vuole divenire autonomo ma rimpiange la perdita dell'infanzia.

Questo periodo di cambiamenti vede la persona anche in relazione agli amici, oltre che a famiglia e scuola.

Gli amici sono importanti perchè in questa fase della vita ci si può sentire incompresi da mamma e papà, ma accettati solo dai pari che condividono stesse emozioni e disagi tipici dell'età.

I ragazzi possono sentirsi talmente presi dalle loro problematiche e percepirle come irrisolvibili e ingestibili, e dunque arrivare a scegliere di tentare di togliersi la vita.

Il termine "suicidio" significa atto con cui l'uomo dispone definitivamnete di se stesso. E' un fenomeno diffuso in tutte e epoche e culture.

La psichiatria definisce il suicidio come un sintomo o come una sindrome. Considerarlo un sintomo vuol dire che è un atto voluto dal soggetto che decide di non vivere più per una causa esperna o interna al soggetto; il suicidio come una sindrome significa che esistono altri pensieri, atti, sentimenti e comportamenti, che la coscienza è alterata così come lo è il pensiero, cioè esiste un quadro psicopatologico alterato.

I comportamenti suicidari sono un fenomeno complesso e rappresentano un malessere della persona a più livelli e il suicidio è pensato come la soluzione migliore; esiste una crisi che comporta forte ssofferenza, bisogna non soddisfatti disperazione, sentimenti d'impotenza, situazioni sentite come insostenibili.

Disagi sostenuti da un'identità non maturata non permettono al giovane di integrarsi nella società e lo fa isolare dall'esterno, rendendolo più vulnerabile.

Suicidio e tentativo di suicidio sono considerati comportamenti prevedibili perchè ci può essere emulazione del gesto tra adolescenti che si conoscono tra loro o che frequentano la stessa scuola.

Il maggiore predittore per il rischio di suicidio è il tentativo di suicidio: interventi preventivi sono da attuarsi in persone trattate o ricoverate in ospedale per una condotte autolesiva. Oggi si interviene sulla "crisi" da parte di un'équipe pronta ad aiutare chi si trova dinanzi.

Sono emersi vari aspetti del suicidio che l'hanno considerato come modalità di esprimere, ad esempio, un lutto riferendosi non solo alla perdita di una persona ma anche di un'astrazione che ne ha preso il posto, come un valore o un ideale; può essere considerato conseguenza di una regressione ad una fase infantile dello sviluppo; ancora, come intenso desiderio di dipendenza verso un oggetto perduto; come fantasie di gratificazione legate ad un oggetto amato.

Hendin, dell'American Foundation for Suicide Prevention, ha studiato e classificato i diversi tipi di suicidio, affermando che le modalità di togliersi a vita vanno analizzate più della personalità del paziente perchè danno maggiori informazioni.

Da studi genetici sul comportamento suicidario -per valutare l'esistenza di una componente genetica nel tentato suicidio- è emerso che a maggior parte degli adoescenti che hanno tentato di togliersi la vita avevano una storia familiare di suicidio.

Circa la comunicazione nel comportamento suicidario, è dimostrato il rifiuto di comunicare immediatamente prima dell'atto, che avviene quando l'individuo interrompe le relazioni personali chiudendosi. Mentre nel tentato suicidio c'è la comunicazione della persona suicida, che "manipola" quelle attorno a sè.

Il grave problema delle condotte suicidarie in età adolescenziale è sempre più diffuso e necessita di analisi dele origine del gesto perchè si colloca tra le cinque principali cause di morte giovanile nella maggior parte dei paesi.
Le motivazioni sono da ricercare sia nell'ambito sociale, familiare e culturale di chi tenta il suicidio che nei disturbi psichici di cui la persona è affetta. In quest'età della vita, i ragazzi possono agire contro se stessi per evadere o dimenticare, morire per sfuggire alla depressione, per scommessa.

Un profilo dei giovani con idee suicide è emerso da studi che riportano questi fattori di rischio: sesso femminile, disturbi depressivi, disturbo da abuso e dipendenza da sostanze, disturbo del comportamento aggressivo, disturbo d'ansia e attacco di panico, eventi stressanti immediatamente precedenti il gesto, disfunzioni della famiglia, convivenza con un solo genitore, difficoltà coi pari, insuccessi scolastici.

Influenzano negativimente: i contesti familiari, insufficiente supporto della famiglia, separazione tra i genitori, morti o lutti non elaborati, difficoltà sociali, esperienze di violenza fisica e sessuale, problemi giudiziari.
Poca abilità sociale e capacità di problem solving, impulsività e aggressività sono caratteristiche di personalità che rappresentano importanti fattori di rischio negli adolescenti. Ma la depressione resta uno dei fattori più importanti.

Il trattamento dell'adolescente che ha tentato il suicidio è mirato a gestire la "crisi" e a intervenire con una psicoterapia. Gestendo la crisi, il giovane vuole essere riportato all'equiibrio che precedeva lazione suicida dando supporto per risolvere il problema; ma bisogna andare a ciò che esiste al di là della crisi, attraverso la psicoterapia per evitare il rischio di condotte autolesive nel futuro.
E' necessario comprendere se dietro al gesto ci sia stata intenzionalitàpremeditata, quindi se il giovane non è riuscito poi a togliersi la vita.


Bisogna "lavorare" anche sulla famiglia dell'adolescente che, passato il pericolo immediato, preferisce recuperare l'equilibrio precedente il fatto -evidentemente patologico- anzichè ammettere nuove regole e prendere consapevolezza di un fallimento familiare. Così facendo, si incrementa il rischio che il giovane ci riprovi. A questo proposito, la terapia può essere farmacologica, prescrivendo un antidepressivo non letale se preso in maniera massiccia.

La gestione del paziente interessa misure come l'osservazione continua, le limitazioni fisiche e l'allontanamento di oggetti appuntati dall'ambiente affinchè vengano attenuati impulsi suicidi.

Quindi, comprendere qual è il loro sentito rispetto al presente e al futuro, capire quale richiesta è nascosta dietro all'atto suicida è il primo passo per prevenirne il comportamento.
 
 
"Adolescenza e comportamento suicidario", tratto da Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi

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