Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

lunedì 25 ottobre 2010

COME AIUTARE VOSTRO FIGLIO A STARE CON GLI ALTRI (II parte)

Viene un momento, intorno ai 2-3 anni, in cui nostro figlio comincia a dire di no. Vi sono genitori che di fronte a questa disubbidienza sgridano il figlio, lo sculacciano, o lo mettono in punizione. Fanno bene? E soprattutto: come mai il figlio ha assunto questi comportamenti? Succede perché intorno ai 2 anni il bambino comincia a rendersi conto di essere un'entità distinta. Prima di questa età, egli vive in simbiosi con la figura materna e quella degli adulti che gli stanno vicino, non gli è chiaro dove finisca la sua individualità e cominci quella degli altri, dove finiscano i suoi sentimenti e comincino quelli degli altri. E' come se il bambino, biologicamente nato 2 anni prima, solo ora nascesse psicologicamente, diventando consapevole di poter prendere delle decisioni.

E' anche l'età in cui il bambino comincia a dire “IO”, a riconoscersi allo specchio... E il modo migliore per sentirsi se stesso, per sentire di avere una propria volontà, indipendente dagli adulti, è fare in modo diverso da come vorrebbero gli adulti. E' il suo modo per cominciare a sentirsi autonomo rispetto a noi.

Si tratta però di un fenomeno temporaneo, che dura da 6 mesi ad un anno. Quando la coscienza della propria individualità si è sufficientemente consolidata e lo scopo di questo comportamento oppositivo è stato raggiunto, non c'è ragione che esso continui.

Durante questo periodo gli adulti dovrebbero assumere un atteggiamento flessibile, non essere né troppo duri, né troppo cedevoli. Lasciandoci guidare dall'idea che si tratta di un comportamento passeggero, che ha una sua ragione di essere poiché corrisponde ad un “bisogno di crescita”, dobbiamo chiedergli, se è necessario anche più volte, di fare una cosa, ma non dobbiamo arrabbiarci se non la fa, a meno che non si tratti di cose importanti e pericolose. Dobbiamo soprattutto spiegargli perché continuiamo a chiedergli di fare una cosa.

A 2 anni i bambini sono dei piccoli provocatori: non solo inscenano le loro bizze nei luoghi e nei momenti meno opportuni, ma spesso scelgono gesti di grande effetto teatrale, senza avvertirne minimamente il pericolo. In questi casi bisogna intervenire immediatamente e d'autorità, con sollievo di tutti, a cominciare dal piccolo provocatore, perché il bambino ha bisogno di trovare nel genitore una risposta decisa, che ponga un freno alle sue bizze, quando lui stesso non riesce più a controllarle e rischia di esserne travolto. Quando invece la situazione è meno pericolosa, è meglio lasciare che il bambino sfoghi la sua rabbia. In casa, per esempio, possiamo lasciarlo solo con i suoi giocattoli, e una volta scaricata la sua tensione nel gioco, potrà tornare allegro dalla madre come se nulla fosse. E per lui è davvero così: le bizze sono fulmini a ciel sereno, che passano come sono venuti. Inutile mostrarsi freddi o fargli la predica, atteggiamenti che potrebbero innescare il cosiddetto l'effetto Pigmalione. Questo si basa sul concetto che l'idea che una persona ha di un'altra si trasmette a questa, anche se non viene formulata verbalmente. La forza e la qualità delle aspettative che nutriamo verso un'altra persona, è in grado di influenzarne il comportamento.

Se il bambino rimane in uno stato di irritazione anche quando la fase acuta del capriccio si è conclusa, possiamo aiutarlo non tenendogli il broncio, perché il bambino deve sentire che la sua rabbia non è stata distruttiva. Ma vi sono anche preziosi accorgimenti per aiutarlo a dimenticare. Il più efficace, soprattutto per i più piccoli, consiste nel farli giocare con l'acqua. Oppure si può lasciarli pasticciare con la sabbia, la terra, i fiori, il pongo, la plastilina... Il contatto diretto con la materia ha la straordinaria capacità di placare l'ira.

E' difficile che i capricci del bambino siano del tutto immotivati. Di solito una ragione c'è e per capire cosa lo spinge a comportarsi in modo così aggressivo e imprevedibile, bisogna cercare di mettersi dalla sua parte, adottando il suo punto di vista. I capricci spesso sono un modo per attirare su di sé l'attenzione dei genitori. Come a dire: se non vi occupate di me perché sono buono, fatelo almeno perché sono cattivo. Succede, per esempio, quando un fratellino e il piccolo si sente trascurato, ma succede anche al figlio unico quando diventa grande e i genitori non gli dedicano più le attenzioni di prima. Cercare di capire le ragioni del capriccio e non limitarsi al semplice castigo, aiuta il genitore ad educare davvero il bambino, e a capire che spesso, tante domande, nascondono un'unica essenziale domanda d'amore.

Non tutti i bambini diventano “terribili” a 2 anni. Il figlio perfetto, che si comporta sempre e solo come desiderano i genitori, di sicuro non crea problemi, ma probabilmente li sta covando dentro di sé. Il bambino troppo docile, che non dice mai di no, non fa capricci, non cerca di imporre la sua volontà, è spesso un bambino che ha rinunciato ad imporre le proprie aspettative per compiacere quelle degli altri, e questo soprattutto per paura di dispiacere i genitori.

LEGGI ANCHE:
Come aiutare vostro figlio a stare con gli altri (PARTE I)
Come aiutare vostro figlio a stare con gli altri (PARTE III)

2 commenti:

sindal82 ha detto...

Complimenti per l'articolo. Esaustivo e chiaro a tutti. Per quello che è la mia esperienza, lavorando con i genitori e bambini dai 3-6 anni spesso vedo mamme e papà in difficoltà di fronte al comportamento dei loro figli cadendo nella trappola vorticosa del premio-punizione, da non biasimare se consideriamo l'educazione che le vecchie genrazioni abbiamo avuto. Ma il "far notare al bambino che non sempre ad una buona azione segue un premio, e ad un'azione cattiva una punizione, perché vi sono azioni buone che vengono ignorate da tutti, e azioni cattive che non vengono mai scoperte" ci aiuta a proporre degli atteggiamenti di incoraggiamento "sani" che non comportano una dipendenza al bambino nel bisogno di sentirsi sempre dire "Bravo".

FIORENZA75 ha detto...

E' un articolo interessante, perchè fornisce degli elementi chiave, che indubbiamente per chi lavora nel settore, sono di grande aiuto per capire come orientarsi di fronte a delle problematiche.


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