Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

mercoledì 27 ottobre 2010

COME AIUTARE VOSTRO FIGLIO A STARE CON GLI ALTRI? (III PARTE)

Dopo l'età dei capricci, sono 2 i sentimenti che inducono i bambini a comportarsi bene in famiglia e con gli altri: la paura e l'amore. Inizialmente il bambino ubbidisce solo perché ha paura delle punizioni dei genitori. Passata l'età dei no lo fa anche per l'affetto e la fiducia che prova nei loro confronti. Questo importante passaggio avviene a poco a poco, quando si rende conto che ogni divieto, ogni regola, ha una sua ragione: la necessità di distinguere il bene dal male e comportarsi di conseguenza. Il che avviene intorno ai 5 anni.

L'educazione morale consiste essenzialmente nell'insegnare ai nostri figli cos'è bene e cos'è male. Cominciamo molto presto a preoccuparci che nostro figlio giunga a capire che si è responsabili delle proprie azioni, e che, come si può venire lodati o premiati per aver fatto qualcosa di buono, così si può venire rimproverati e puniti per aver compiuto delle cattive azioni. Sono i concetti di “giustizia retribuita” e “responsabilità personale”, che hanno un ruolo centrale nella vita morale e sociale.

Dobbiamo però tener presente che il problema delle regole di buona educazione e quello delle norme sociali, vanno affrontati a 2 distinti livelli.

Vi è innanzitutto il livello della conoscenza. Nostro figlio deve giungere a conoscere le regole, a capire cosa significhi essere responsabili... e non è facile insegnare al bambino cosa sia nella sua essenza, una regola. Come favorirne la conoscenza? Spesso capita che quando un bambino combina un guaio noi lo sgridiamo, tanto più forte quanto maggiore è il danno che ha procurato. In questo mdo richiamiamo la sua attenzione su quella componente di un'azione che è il risultato, lasciando nell'ombra l'altra componente, è cioè l'intenzione. Così facendo lo tratteniamo ad un modo di pensare tipico della sua età, senza aiutarlo a fare dei passi avanti nella comprensione del concetto di responsabilità.

Un altro comportamento che dovremmo evitare è quello di chiedere obbedienza senza dare adeguate spiegazioni, limitandoci a dire: “Perché è così!”, “Perché lo dico io!”.

Cosa fare allora?

1)Innanzitutto dovremmo invitare nostro figlio a mettersi sempre nei panni degli altri.

2)In secondo luogo, dobbiamo invitarlo a riflettere sulle intenzioni che accompagnano l'azione.

3)Una terza cosa è chiarire, richiamando qualche situazione concreta, il rapporto che passa tra le situazioni intenzionali e le sanzioni che possono accompagnarle. Dovremmo far notare a nostro figlio che non sempre ad una buona azione segue un premio, e ad un'azione cattiva una punizione, perché vi sono azioni buone che vengono ignorate da tutti, e azioni cattive che non vengono mai scoperte. Di conseguenza non si può giudicare buona o cattiva un'azione solo sulla base del fatto che essa viene punita o premiata, ma sulla base di valori come la lealtà, l'altruismo e la solidarietà.

Nella formazione morale vi è poi un secondo livello, più profondo, che riguarda non più solo il pensiero, ma la vita affettiva ed emotiva. Non basta conoscere regole e norme, bisogna rispettarle anche quando si è soli, senza nessuno che lodi o punisca. Bisogna cercare di sviluppare nel nostro bambino delle “forze interne”, che lo inducano a rispettare certe regole. Ora, se il bambino trova nei genitori dei modelli positivi e stabili, e se ii suoi rapporti affettivi con lui sono buoni, tende ad identificarsi con loro, a far propri i loro valori e il oro modo di comportarsi. Accade così che la voce dei genitori, la quale esorta a fare certe cose dicendo che sono giuste, diviene una voce interna, che a seconda delle situazioni diventa rimorso o senso di colpa...

Di fronte ad esperienze spiacevoli, il bambino può rinunciare prematuramente al compito da svolgere, convinto che sia troppo difficile. O può arrabbiarsi, producendo una risposta aggressiva contro i giocattoli o contro le persone. Una risposta cui dovremmo abituare nostro figlio fin da piccolo, consiste nell'abbandonare solo momentaneamente il tentativo fallito, per analizzare con calma la situazione, trovare prima di tutto in sé stessi le ragioni che hanno causato l'insuccesso, e nel riprendere poi il tentativo con maggiore impegno e migliore preparazione. E' chiaro ch enostro figlio si abituerà a scegliere questo tipo di risposta se vedrà che anche noi ci comportiamo così quando qualcosa non ci riesce.

Questo è dovuto soprattutto al fatto che la maggior parte dell'apprendimento avviene attraverso l'osservazione di un modello. Quando un bambino osserva un comportamento, un gioco, riceve un immediato feedback che gli permette di capire se il risultato è positivo o negativo, e quindi sa già come comportarsi. Quando la capacità osservativa del bambino si è completamente sviluppata, non si può impedire l'apprendimento di ciò che si è osservato.

Quattro i fattori per un efficace apprendimento imitativo:

1)Attenzione

2)Memorizzazione

3)Riproduzione motoria

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