Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

sabato 23 ottobre 2010

La prevenzione della devianza minorile

Per quanto riguarda il concetto di prevenzione ciò che interessa sottolineare è il fatto che quando si affrontano problemi complessi, articolati, estremamente differenziati come quello della delinquenza giovanile, per i quali non si può definire con chiarezza una sorta di epidemiologia, è impossibile, e comunque rischioso, impostare una prevenzione di tipo specifico.
La circolarità del rapporto fra rischi da intervento e rischi da condizione mette in evidenza come un intervento specifico possa aumentare, amplificare il rischio di un’interazione perversa.

Si tratta di uno dei paradossi possibili degli interventi di prevenzione primaria e secondaria, cioè quello di incanalare e accelerare il percorso a rischio verso l’ esito deviante che si intende prevenire.
Ovviamente, paradosso possibile non significa paradosso necessario: sono la collocazione, i tempi, i modi, la qualità degli interventi che interagiscono con le condizioni e i soggetti a rischio, non è l’intervento in sé a produrre rischi!

E’ un aspetto ben noto, in quanto varie esperienze storiche hanno dimostrato che il settore amministrativo e rieducativo del sistema della giustizia minorile, che aveva lo scopo di prevenire la delinquenza giovanile, di fatto l’ha alimentata, poiché selezionava soggetti e li inseriva prima nei circuiti istituzionali contigui al penale, strutturando più rapidamente un percorso delinquenziale.
La tendenza attuale, come risulta anche dalle politiche degli enti locali, è che per la delinquenza minorile, come anche per la tossicodipendenza o altre forme di devianza e di disagio, è auspicabile e più opportuno mettere in atto politiche di prevenzione generale, a-specifica.

Aspecificità significa, per esempio, lavorare per fondare centri sociali per i giovani, per creare un tessuto partecipativo nella comunità, per programmare attività di formazione per gli operatori ecc.
Si tratta, cioè, di iniziative che non sono mirate specificamente all’ individuazione di una popolazione a rischio e all’intervento specifico su quella popolazione ma orientate a incrementare la dimensione delle risorse operative, umane, sociali, come servizi di base per tutti i giovani, in modo che possano essere utilizzate in termini di potenzialità anche da e per popolazioni a rischio, senza una specifica differenziazione in tal senso.

Prevenire, insomma, non significa mettere insieme categorie specifiche di soggetti considerati “a rischio” ma rivolgersi a tutta la comunità per aiutarla a divenire soggetto del proprio riscatto a partire dai propri bisogni.
Significa ancora trasformare la scuola reale da istituzione selettivo-emarginante, trasmettitrice di monocultura prestabilita e pre-confezionata (quale continua ad essere!) in servizio di promozione dell’apprendimento permanente per tutti, servizio volto all’acquisizione, da parte di tutti, di competenze non solo relative a contenuti ma anche a metodi di ricerca dei contenuti, come risposta alle proprie esigenze di chiarimento e/o approfondimento, al proprio rifiuto di convinzioni conchiuse, ai propri dubbi, che sono correlati a bisogni di conoscenza e non costituiscono manifestazioni di limiti intellettuali, come sovente agli studenti si lascia intendere per scoraggiare la loro domanda legata al bisogno profondo di comprendere!
La famiglia, la scuola ordinaria, ecc. sovente oggi si affrettano a spegnere il dubbio e la domanda, la sensibilità verso l’incompletezza, l’inquietudine dell’ignoto, la guida interna all’autosviluppo.

Prevale una tendenza distruttiva, dalle conseguenze nefaste, frustranti e demotivanti: il sostituire alla guida interna una esterna, alla domanda-ricerca la trasmissione di presunte verità prestabilite dall’adulto, al dubbio la certezza dogmatica di verità concluse e definitive.
Il bambino e ragazzo che chiede e che dubita viene troppo spesso messo a tacere, deriso, magari scolasticamente penalizzato.

Questa repressione-mutilazione è una violenza delle peggiori, alla quale prestiamo ancora poca attenzione.

Essa viene restituita alla società in forme anch’esse violente, da parte di chi l’ha subita!

 
"La prevenzione della devianza minorile", tratto da Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi

Nessun commento:


Questo blog è conforme alle disposizioni del Codice di Condotta relativo all'utilizzo di tecnologie per la comunicazione a distanza nell'attività Professionale degli Psicologi