Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

lunedì 22 novembre 2010

ADHD e ritalin

Secondo il DSM l’ADHD -Disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività- è un disturbo neuropsichiatrico caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso, e in taluni casi impedisce, il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini. Si tratta di un disturbo eterogeneo e complesso, multifattoriale che nel 70-80% dei casi coesiste con un altro o altri disturbi (fenomeno definito comorbilità). La coesistenza di più disturbi aggrava la sintomatologia rendendo complessa sia la diagnosi sia la terapia. Quelli più frequentemente associati sono il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi della condotta, i disturbi specifici dell'apprendimento (dislessia, disgrafia, etc.), i disturbi d'ansia e, con minore frequenza, la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da tic, il disturbo bipolare.
Per il trattamento di alcuni pazienti iperattivi e con deficit d'attenzione si sono rivelate efficaci alcune molecole psicoattive come il metilfenidato.
Ma critiche sono piovute sull'uso di questi medicinali, i quali sono stati ritenuti responsabili di diversi casi di morte (infarto, suicidio, ecc.). Queste critiche hanno portato in Italia alla nascita di due campagne, una con funzioni di farmacovigilanza denominata "giù le mani dai bambini", la seconda con funzioni di informazione sul rischio farmaci è denominata "perché non accada".

Il farmaco Ritalin è passato, per decreto ministeriale del marzo 2003, dalla tabella degli stupefacenti a quella degli psicofarmaci; secondo numerose casistiche ufficiali i bambini e gli adolescenti trattati con Ritalin hanno in genere capacità intellettive superiori alla media, sono dotati di spiccata creatività e abilità motoria, sono capaci di fare più cose contemporaneamente; tuttavia tali qualità, unite alla vivacità manifestata dal bambino, sono spesso ritenute pregiudizievoli per il rendimento scolastico, semplicisticamente interpretate come sintomi di ipercineticità e irrequietezza e, di conseguenza, oggetto di terapia farmacologia.
Secondo il dottor F. Baughman (cfr. l'articolo « Making Sense of Ritalin », di John Peanen, Rider's Digest gennaio 2000, pagina 158), sono fra i 6 e i 7 milioni solo negli Stati Uniti i bambini trattati con il Ritalin , e le diagnosi di ADHD sono in aumento in tutto il mondo occidentale (si parla di un raddoppio del numero di diagnosi ogni 3/4 anni negli USA e ogni anno in Inghilterra); addirittura tale disturbo viene oggi spesso diagnosticato a partire dal primo anno di vita, e alcuni medici giungono a prescrivere il Ritalin a bambini ancora lattanti. Ma l'efficacia del Ritalin nella «cura» di queste «patologie» si è dimostrata già da molti anni fallimentare. L'aspetto più enigmatico dell'ADHD è che, come riporta lo stesso foglietto illustrativo del farmaco, «un'adeguata eziologia di questa sindrome è sconosciuta e non esiste un'analisi clinica in grado di diagnosticarla»; una formulazione «diplomatica» per dire che non è stato appurato, in sede scientifica, se quest'insieme di sintomi, classificati come ADHD, sia effettivamente rilevante sotto il profilo patologico o no, e per quali motivi; già nel 1998, del resto, una commissione di esperti statunitensi ha trovato che il metodo corrente per diagnosticare l' ADHD si è rivelato elusivo, cioè «non conclusivo».

Essendo il metilfenidato uno stimolante centrale, il Ritalin è inserito nella fascia dei cosiddetti farmaci d'abuso ed è incluso nella Tabella I degli stupefacenti; in effetti il Ritalin era utilizzato come una droga a tutti gli effetti già negli anni sessanta da alcune comunità di hippies.
Come si legge sul sito del Ministero della salute: «la sua commercializzazione venne sospesa in Italia nel 1989, su iniziativa dell'azienda che allora lo produceva. Visto il ruolo del metilfenidato nel trattamento dello ADHD, l'elevata incidenza di questa manifestazione in età pre-adolescenziale e l'assenza dal mercato nazionale di farmaci alternativi, la Commissione Unica del Farmaco e il Dipartimento del Farmaco del Ministero della salute, in un incontro, hanno invitato Novartis, attuale titolare del Ritalin, a presentare richiesta per la registrazione del farmaco e la sua commercializzazione in Italia. In data 18 ottobre 2000 la Novartis ha comunicato al Dipartimento Valutazione Medicinali e Farmacovigilanza la disponibilità per una rapida registrazione e commercializzazione del farmaco».
Dal marzo 2004, nelle scuole di sei città italiane si starebbe svolgendo una ricerca di tipo epidemiologico, denominata «Progetto Prisma» tesa a individuare «problemi comportamentali» e di un non specificato «disagio e malessere psicologico» nei preadolescenti.
Il progetto in questione consisterebbe nella somministrazione di un questionario a genitori e agli insegnanti e in un colloquio tra psichiatri e un campione casuale di genitori e bambini; i quesiti che comparirebbero nel questionario sarebbero di estrema vaghezza oltre che di nessun valore scientifico.

Gli effetti del Ritalin

Lo psichiatria Peter Breggin riferisce alcuni degli effetti collaterali da Ritalin:
Funzioni Cardiovascolari: Palpitazioni - Tachicardia - Ipertensione - Aritmia cardiaca - Dolori al petto - Arresto cardiaco

Funzione cerebrali e mentali: Mania, psicosi, allucinazioni - Agitazione, ansia, nervosismo - Insonnia - Irritabilità, ostilità, aggressione - Depressione, ipersensibilità emozionale, pianto facile, introversione - Riflessi ridotti - Confusione - Perdita di spontaneità emozionale - Convulsioni - Comparsa di tic nervosi

Funzioni gastrointestinali: Anoressia – Nausea e vomito - Mal di stomaco, crampi - Bocca arida - Costipazione, diarrea
Funzioni endocrine e metaboliche: Disfunzione della ghiandola pituitaria, alterazione della produzione dell'ormone della crescita e della prolattina - Perdita di peso - Arresto o ritardo della crescita
Altre funzioni: Visione sfumata - Mal di testa - Insonnia - Depressione - Iperattività e irritabilità - Peggioramento dei sintomi caratteristici dell' ADHD - Ridotta capacità di comunicare e socializzare - Aumento del gioco solitario e diminuzione del periodo complessivo di gioco - Tendenza ad essere socialmente inibito, passivo e sottomesso - Piattezza emozionale, oltre che a provocare suicidio.

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