Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

domenica 21 novembre 2010

Perché ti comporti così?

L'assunzione che il comportamento sia appreso deriva, come ben noto, dalla psicologia dell'apprendimento e dall'approccio comportamentale. Da Skinner (1938) a Walker e Shea (1984), passando attraverso Bandura (1969), tutta la letteratura scientifica ha dato ampio sostegno alla tesi che la quasi totalità del nostro comportamento sia appreso.

Questa assunzione ci permette di avere un punto di vista più ottimistico riguardo al lavoro educativo. Se, infatti, il comportamento (compreso quello problematico) è appreso, allora può anche essere modificato da educatori e genitori, attraverso nuovi processi di apprendimento.
Ma ciascuno di noi si comporta in un modo piuttosto che in un altro anche in funzione dell'ambiente in cui vive, e ambienti diversi richiedono di attivare e mantenere comportamenti ben differenziati e specifici. Questo adattamento del comportamento, definito da Barker (1968) “sinmorfia” si riferisce ad un buon livello di “accordo” tra il nostro comportamento e le richieste tipiche di un determinato ambiente.

Studenti disturbati sul piano emozionale, per esempio, variano molto il loro comportamento a seconda che siano circondati da compagni impegnati attivamente nello studio, o che trasformano l'aula in un piccolo campo di calcio.

Se vogliamo porre l'accento proprio sull'ambiente scolastico, gli aspetti che influenzano il comportamento dei ragazzi sono moltissimi ed estremamente diversi. Tra i tanti possiamo ricordare: le diverse aspettative, i materiali e le attrezzature, la quantità di spazio disponibile, la qualità e quantità di comunicazione verbale e non verbale con compagni ed insegnanti, la presenza o meno di determinate persone, il tipo di sistemazione dell'arredo, le attività svolte, ecc.
L'approccio cognitivo-comportamentale mette poi l'accento sul fatto che il comportamento è funzione e conseguenza di pensieri, sentimenti ed emozioni. Non è la situazione in sé a produrre un comportamento piuttosto che un altro, ma l'interpretazione (in termini di pensieri, sentimenti ed emozioni) che ciascuno di noi dà di quella situazione.

Un marito in ritardo può provocare rabbia, nervosismo e/o ansia in una moglie che interpreta questo ritardo nei termini di: “ E' sempre il solito ritardatario. Non si può mai fare affidamento su di lui!”, e dare invece sollievo ad un'altra moglie che grazie al ritardo del marito ha più tempo da dedicare a se stessa.

Molte difficoltà che insorgono nei disturbi d'ansia, fobici, depressivi... sono spesso la risultante di interpretazioni infondate, scorrette, disfunzionali di una situazione, che si riflettono sfavorevolmente sul comportamento delle persone.

Mentre il comportamento manifesto può non rivelare in modo fedele il mondo interno di una persona, i pensieri e i sentimenti, se sono noti, aiutano a comprendere approfonditamente il comportamento, perché sia che il pensiero induca il sentimento e le emozioni, o che queste ultime determinino il pensiero, l'uno agisce sull'altro, ed entrambi verranno espressi in termini comportamentali, direttamente o indirettamente, immediatamente o in seguito.
Bisogna infine sottolineare che il nostro comportamento è influenzato anche dalla percezione ed interpretazione che gli altri ne danno. In due modi:

1.Il modo in cui io percepisco il tuo comportamento, orienta il mio comportamento nei tuoi confronti;

2.a tua volta, tu ti comporterai di conseguenza al modo in cui percepirai il mio comportamento.

La percezione del comportamento (e la sua interpretazione) è un ingrediente imprescindibile di ogni interazione. Percezione fortemente influenzata dai valori e dalle aspettative di ogni singola persona. Dal momento che questi possono essere molto variegati, lo stesso comportamento potrà essere percepito e vissuto in tanti modi diversi, quanti sono, al limite, i diversi osservatori.

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