Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

mercoledì 29 dicembre 2010

COME PARLARE DI SEPARAZIONE AI PROPRI FIGLI?

In una separazione, i figli sono coloro che soffrono maggiormente, perché vengono loro a mancare i due pilastri più importanti per una crescita armoniosa e serena, per sentirsi sicuri e protetti in un ambiente familiare ottimale.

Ma la separazione dei genitori, pur essendo un evento molto spiacevole, non e' detto debba essere traumatico per i bambini, e non dobbiamo dimenticare che famiglie unite ma in conflitto tra loro danneggiano i figli quanto e più di una famiglia “separata”. Ogni evento HA possibilità e necessità di essere accettato.

Quello che conta e' come si fa vivere la separazione, perché quello che e' veramente importante per i bambini, e' l'atmosfera quotidiana nella quale vivono. Se mamma e papa' si separano ma riescono ad essere sereni e tranquilli con i figli, senza coinvolgerli nelle loro diatribe, senza sconvolgere troppo il loro quotidiano, la separazione sarà più accettabile.
Partendo dal presupposto che i bambini hanno mille antenne per cogliere la situazione familiare e, anche se sembrano distratti, senza darlo a vedere captano ogni minima tensione, l'assunto fondamentale è NON MENTIRE LORO, e NON FAR FINTA DI NULLA. La separazione non è un fatto solo razionale ma, al contrario, ha forti implicazioni emotive. I figli sono i primi a leggere il mutato clima all'interno della famiglia e, quindi, sono pronti a ricevere la notizia.

In ogni caso, è sempre bene parlarne e ascoltare le loro reazioni. La menzogna uccide la speranza, e se i bambini e/o ragazzi si sentono ingannati e traditi, perdono la fiducia nei genitori in particolare, negli adulti in generale.

Per questo è importante che i genitori trovino una buona strategia per comunicare ai loro figli la decisione della separazione.

I figli hanno bisogno di sapere che non perderanno l'amore dei genitori, e hanno bisogno di ricevere chiare informazioni su cosa sta accadendo e cosa accadrà.

COME PARLARGLIENE?

In un momento tranquillo e possibilmente insieme.

Con i bambini più piccoli, in genere, è consigliabile non centrare la spiegazione sui motivi della separazione, bensì sui cambiamenti che si succederanno, in primis che il papà non vivrà più in casa come prima. E' bene che i coniugi prendano preventivamente accordi precisi riguardo alle visite e al tempo che ognuno dei due dedicherà ai figli. Accordi che, sopratutto nelle prime fasi della separazione, devono essere assolutamente rispettati. I figli hanno bisogno di certezze. Ciò che li manda in confusione sono le recriminazioni reciproche, il non rispetto degli accordi presi, la diminuzione del tempo che prima gli veniva dedicato. Non si deve, dall'altro lato, eccedere, per senso di colpa o come comportamento riparatore, in premi. Bisogna continuare a comportarsi, come prima della separazione.

PAROLA D'ORDINE: RASSICURAZIONE. Attraverso le parole, spiegando loro che sarete sempre i loro genitori, dicendogli che li avete desiderati e che siete contenti di averli messi al mondo. Ma soprattutto attraverso i gesti, abbracciandoli e baciandoli con affetto: in un momento per loro così difficile, i bambini si sentiranno accolti e protetti. Fondamentale la rassicurazione che deriva loro da una serena gestione della quotidianità.

Il genitore può chiedere aiuto ad uno specialista per capire come adeguare il suo linguaggio all'età del bambino, sia dal punto di vista del comportamento verbale (cosa dire), sia dal punto di vista della comunicazione non verbale (linguaggio del corpo). Un aiuto esterno può essere utile anche affinché i genitori si accordino sulla versione da dare ai bambini in merito all'accaduto e a ciò che accadrà.

Con i figli più grandi è importante che i genitori condividano le proprie emozioni, adeguatamente all'età dei figli, sentendosi liberi di mostrare la tristezza e il dolore per ciò che sta accadendo. Così facendo, “autorizzeranno” i figli ad esprimere più liberamente quelle stesse emozioni.

Spesso è il caso di rassicurarli sul fatto che non è colpa loro, spiegando invece che “è qualcosa che può succedere”, ed infatti succede a molte coppie.

Condividere poi il disagio della separazione dei genitori con altri coetanei, se non attutirà il dolore, di sicuro lo renderà più sopportabile.

Anche con i figli più grandi, quindi, è importante rassicurarli sul fatto che non perderanno mai l'affetto dei genitori, farsi vedere il più uniti possibili nelle decisioni ed evitare accuratamente di parlare male l'uno dell'altra. Con intelligenza e sensibilità, ma soprattutto molta attenzione ai bisogni dei figli, si può rendere questo difficile passaggio meno difficoltoso.

Soprattutto in età pre- e -adolescenziale bisogna fare molta attenzione a reazioni emotive non sempre esplicitate, quasi sempre "agite" in comportamenti di disagio che interessano l'ambito familiare, scolastico e relazionale, che tradiscono che i figli stanno vivendo la separazione come un tradimento, un abbandono e a volte con senso di colpa.

Il ragazzo, infatti, potrebbe provare la sensazione di non poter più ricevere appoggio dai genitori e di essere abbandonato a se stesso, e la separazione coniugale potrebbe essere per lui fonte di sensi di perdita, di inadeguatezza a gestire la situazione, ma anche di sentimenti di delusione, rabbia e colpa.

Per quanto possiamo sforzarci per ridurre al minimo l'angoscia legata al senso di abbandono che i figli vivono in situazioni di questo genere, sicuramente non possiamo farla scomparire.

I figli hanno bisogno di ambedue i genitori: sta a noi nelle fasi antecedenti e in quelle successive alla separazione non farli sentire abbandonati, seguendo il principio cardine che ci si può separare dal coniuge, ma non si può divorziare dai figli. Se partiamo da questa considerazione, se siamo consapevoli del nostro ruolo genitoriale, il problema che si pone non è tanto come dirlo ai figli, ma semmai quali sono i comportamenti da mettere in atto successivamente alla separazione.
Una delle grandi paure dei figli è la perdita fisica e affettiva di uno o dell’altro genitore, che può scatenare in loro reazioni di grande disagio. Più i genitori sono pronti a riconoscere i segnali di malessere dei figli e a farvi fronte insieme, più questi riusciranno a convivere con la nuova condizione.

Nelle separazioni conflittuali, a causa di sentimenti troppo forti, a volte incontrollati, nei confronti del partner, questo avviene raramente, e nel momento della comunicazione si lascia emergere tutto quello che non è stato espresso prima, sfogando i conflitti repressi.

Il genitore che non vive più all'interno della famiglia non è spesso in grado di assicurargli sufficiente appoggio, in quanto la non quotidianità porta ad un allentamento del loro rapporto reciproco, ma anche il genitore che vive con il bambino può essere poco disponibile nei suoi confronti dedicando le sue energie alla risoluzione della sua crisi personale.

Frequentemente il bambino si trova, quindi, di fronte alla non disponibilità dei genitori ad aiutarlo ad affrontare le sue difficoltà, essendo entrambi impegnati a risolvere i loro conflitti.

Tutte queste problematiche, oltre a ripercuotersi sullo sviluppo del bambino, hanno una forte influenza anche sulla sua socializzazione: il mancato sviluppo di capacità autonome di interpretazione e di gestione degli eventi, il forte coinvolgimento nelle problematiche della famiglia e le difficoltà di svincolo da essa, oltre a diminuire la sua attenzione e il suo interesse per le relazioni sociali, potrebbero renderlo anche incompetente in esse.

Sono problematiche che i genitori spesso recepiscono, ma avendo un carico notevole di responsabilità dovute anche al tentativo di risoluzione di eventuali conflitti coniugali, non sempre sono in grado di mettere in atto comportamenti adeguati e funzionali a rasserenare il bambino.

In questi casi, l'assistenza di una terza figura (counselor, mediatore, psicologo) può aiutare ad elaborare le emozioni più velocemente, e a trovare un accordo su ciò che bisogna riferire ai figli, in modo tale che nella discussione con questi ultimi non emergano le emozioni conflittuali non espresse per tanto tempo.

Prima di parlare con i figli, sarebbe estremamente utile che ogni genitore avesse la possibilità di esprimersi in un luogo terapeutico, per esternare le proprie frustrazioni e i propri conflitti, poter elaborare le emozioni incontrollabili e molto forti che accompagnano questo tipo di situazione, ed essere così più sereno nel momento in cui comunicherà la notizia al figlio. Rivolgersi ad uno psicologo permette di esprimere le emozioni e consente una positiva gestione della conflittualità, la coppia può essere sostenuta durante il difficile passaggio verso la separazione, la possibilità di trattare temi delicati quali la modalità di comunicazione della separazione ai figli, ai familiari, la gestione dei rapporti con le rispettive famiglie di origine.

Inoltre è possibile operare per migliorare le capacità comunicative al di là del conflitto, per un riconoscimento consapevole dei bisogni sia dei figli che dei genitori, per permettere la continuità della funzione genitoriale, di trovare, cioè, una nuova modalità relazionale e comunicativa per riorganizzare il sistema nell'interesse e nel rispetto di se stessi e dei figli.

Questo perché spesso chiudere il matrimonio psicologicamente è molto più difficile che risolvere la causa in tribunale. Chiudere col passato significa anche accettare l’ambivalenza dei propri sentimenti. Là dove la separazione emotiva non avviene, possono sorgere problemi non solo nel sistema familiare ma anche nei figli. Prevenzione, valutazione e trattamento psicologico sono oggi strumenti a disposizione delle famiglie per poter fronteggiare situazioni complesse.

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