Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

martedì 28 dicembre 2010

Il disturbo ossessivo-compulsivo nei bambini

Fino a tempi recenti si riteneva che il Disturbo Ossessivo compulsivo fosse raro in età evolutiva, ma la metà degli adulti in trattamento per questo disturbo riportano l’insorgenza del disturbo durante l’infanzia. Nei maschi sembra prevalere l’insorgenza del disturbo in età prepuberale, nelle femmine durante l’adolescenza
Il DOC può interferire con il normale adattamento nelle fasi di sviluppo: compromettere le relazioni con i pari, la famiglia, le prestazioni scolastiche. Una diagnosi precoce e un trattamento adeguato possono potenzialmente prevenire una strutturazione del disturbo in età adulta.
Il DOC nei bambini e negli adolescenti ha caratteristiche assai simili alla patologia presente negli adulti: i criteri diagnostici del DSM-IV sono gli stessi ad eccezione del criterio dell’insight: i bambini non riconoscono come irragionevoli e causate da un disturbo psichiatrico le loro ossessioni e compulsioni.

Le ossessioni più comuni in età pediatrica:

  • Paura di contaminazione;
  • Farsi o fare del male a qualcuno, in particolare ai famigliari;  
  • Bisogno impellente di simmetria ed esattezza.
Le compulsioni più comuni in età pediatrica:
  • Eccessivo lavaggio o pulizia;
  • Controllo;
  • Contare;  
  • Ripetere;
  • Toccare;  
  • Raddrizzare, direzionare.
I sintomi cambiano nel corso della malattia, spesso senza una modalità o una progressione chiara, inoltre anche un bambino può avere più di un sintomo nello stesso momento.
In età evolutiva sono frequenti comportamenti ripetitivi che possono essere considerati caratteristiche normali: essi hanno una funzione di controllo e di aumento della padronanza. Solitamente questi comportamenti spariscono intorno ai 7 anni di età e sono sostituiti con un hobby o con la focalizzazione su un interesse specifico. Il comportamento DOC è invece distinguibile in funzione del tempo (provoca consistente perdita di tempo), del contenuto (bizzarro ed inusuale) e della severità (provoca stress e frustrazione).

Il trattamento
Il trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo in età evolutiva prevede un intervento farmacologico e un intervento psicologico.
Il trattamento farmacologico nei bambini e negli adolescenti in genere è preso in considerazione soltanto quando la terapia cognitivo comportamentale non ha effetti o quando (adolescenti) è presente la possibilità di suicidio.
La terapia farmacologica deve essere sempre associata alla terapia cognitivo-comportamentale. Le ricerche dimostrano che il trattamento che funziona meglio in questi casi è l’esposizione alle proprie paure, espresse nei pensieri ossessivi.

Il ruolo della famiglia
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo causa una grande sofferenza in chi ne soffre, ma anche la famiglia è inevitabilmente coinvolta nella malattia. Quando il malato è un bambino, la sofferenza, la preoccupazione e l’incapacità dei genitori di aiutare il proprio figlio può portarli a peggiorare la situazione.
“È mattina ed io sono seduta in lacrime mentre mia figlia si sta vestendo per andare a scuola. Ho il cuore a pezzi mentre la guardo intrappolata in questo diavolo invisibile che le sta negando di vivere una vita normale. Prepararsi per andare a scuola dovrebbe essere un’attività semplice ma per noi è diventata una vera e propria tortura. Mia figlia mi dice di non toccare la sua roba … potrei contaminarla. Le ho dato la vita, ma ora mi ritrovo ad essere una delle principali fonti di stress e di terrore che lei deve evitare ad ogni costo. Non posso accettare che lei non voglia nemmeno essere sfiorata da me. Per lei tutto il mondo è contaminato. La guardo e mi sento così impotente … vorrei poterla salvare. Lei è in trappola … ma la cosa peggiore è che anch’io mi sento come una prigioniera. Vorrei parlarle ma quando ci provo lei si arrabbia e mi dice che non posso capirla … la sto perdendo e questo mi distrugge”. Mamma di una bambina di 11 anni che soffre di DOC
I genitori spesso assumono o un atteggiamento di protezione (aiuto e sostegno durante i rituali) o un atteggiamento colpevolizzante e di rifiuto. Questi comportamenti sono entrambi altamente disfunzionali e tendono a mantenere la malattia. Chiariamo: il DOC non è causato da problematiche presenti in famiglia, ma le modalità con le quali la famiglia reagisce ai sintomi della patologia possono influire sul disturbo, così come i sintomi possono causare elevati livelli di disagio e molti problemi per i famigliari.
I famigliari si sentono quasi sempre frustrati e confusi rispetto ai sintomi della malattia e non sanno come aiutare coloro che amano. L’istinto, infatti ci dice che quando il nostro bambino soffre o ha paura noi lo proteggiamo; quando disobbedisce o fa i capricci lo sgridiamo o lo puniamo. Ma quando nostro figlio piange e si dispera perché le sue mani non sono abbastanza pulite pur avendole lavate da poco come possiamo aiutarlo quando l’origine del problema o del pericolo sembra essere il bambino stesso?
La conoscenza delle caratteristiche della patologia da parte dei famigliari è fondamentale.
In questo modo i genitori possono imparare modalità di intervento in grado di facilitare la miglior aderenza possibile al programma di cura sia dal punto di vista psicoterapeutico che farmacologico e possono assumere un validissimo ruolo di coterapeuti nel trattamento del DOC.

Linee guida per i genitori
Bisogni ricordarsi che il DOC è una malattia e il bambino ha una malattia: il bambino non è la malattia! Date un soprannome al disturbo, fatelo disegnare al bambino, portatelo “fuori” da lui;
Non aiutate il DOC: non aiutate il bambino a fare i rituali;
Accettate l’idea che il bambino abbia delle paure, ascoltatele, non prendetelo in giro anche se vi sembrano assurde e irragionevoli;
Non sgridatelo se non riesce a controllarsi, non confrontatelo con altri bambini;
Una volta iniziato un percorso terapeutico, sostenete il bambino, motivatelo a continuare anche se spesso sarà difficile, rinforzatelo (dategli un premio, anche un complimento va bene) quando riesce a “vincere” sul DOC;
Ricordate che guarire è possibile, ma ci vuole tempo, abbiate pazienza;
Riconoscete i vostri sentimenti di paura, frustrazione e dolore, non negateli. Siate indulgenti anche con voi stessi, non abbiate aspettative troppo alte nei confronti vostri né del bambino;
Un po’ di ironia a volte non guasta!

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