Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

mercoledì 19 gennaio 2011

L'importanza dell'ambiente nelle persone malate di Alzheimer

Se la mente è quella preziosa facoltà che ci distingue dagli altri animali, “perdere la mente” è di sicuro una grande sventura.

La demenza è la più comune causa di “perdita della mente”. Questa malattia causa una progressiva disgregazione delle capacità cognitive, determinando una proporzionale incapacità a badare a se stessi e causando la perdita della propria identità personale e sociale. E’ come un processo regressivo che ci fa tornare indietro nel tempo; è come un “buco nero” che ingoia tutto, a cominciare dai ricordi e dalle esperienze più vicine e, via via, sempre più indietro nel tempo… La demenza è ancora, oltre che malattia dell’individuo, anche malattia della famiglia, sia perché in questo processo regressivo coinvolge gli affetti e le relazioni primarie all’interno del nucleo familiare, sia perché quest’ultima è la prima e più importante struttura che è chiamata a farsene carico, spesso lasciata sola ad affrontare un problema grande e complesso di cura, di relazione, di adattamento psicologico e comportamentale a cambiamenti spesso radicali e traumatici che rischiano di travolgerla.
Con il termine di demenza si indica una malattia del cervello che comporta la compromissione delle facoltà mentali (quali la memoria, il ragionamento, il linguaggio eccetera) tale da pregiudicare la possibilità di una vita autonoma.
Contrariamente a quanto ancora spesso si pensa, la demenza non costituisce una conseguenza inesorabile, un "destino ineluttabile" di chi invecchia. Molti conoscono persone che, novantenni o centenarie, conservano, sia pure con qualche acciacco, un cervello "arzillo" e ben funzionante: non si tratta di "mostri", ma della testimonianza più evidente che è possibile raggiungere i confini dell'esistenza in salute. Sono la prova vivente di come sia possibile invecchiare con dignità.
La demenza è un insieme di sintomi (ossia una sindrome) che può essere provocata da diverse malattie, tra le quali il morbo di Alzheimer e che colpisce circa il 10% degli ultrasessantacinquenni e il 20% degli ultraottantenni che vivono in casa.
L’adozione di interventi nell’ambiente in cui il malato vive assume un’importanza terapeutica fondamentale con malattie, come la demenza appunto, caratterizzate da disabilità progressivamente crescenti. L’ambiente può infatti compensare o accentuare le conseguenze di un deficit cognitivo; lo spazio e l’ambiente possono rappresentare, per la persona malata, da un lato una risorsa terapeutica, dall’altro il motivo scatenante di alterazioni comportamentali apparentemente ingiustificate.
Da qui l’importanza di creare in casa un ambiente “ideale” sia per la persona malata che per tutta la famiglia che vi ruota attorno. Ma come?
Lasciandosi guidare nelle scelte da questi quattro obiettivi:
  1. garantire la sicurezza del malato;
  2. compensare le sue disabilità;
  3. evitargli stimoli stressanti e/o ridondanti;
  4. rispettare la sua privacy e le capacità decisionali residue. 
Esistono poi una serie di consigli pratici da seguire per poter risistemare e mettere in sicurezza l’ambiente quotidiano, eccone alcuni:
Semplificare la disposizione degli oggetti negli ambienti.
Evitare o ridurre al minimo i cambiamenti (cambiare disposizione ai mobili o ai quadri può comportare problemi di orientamento; lo spostamento del letto può favorire la comparsa di incontinenza perché il malato non riesce più a trovare la via per il bagno).
Fornire al malato indicazioni per orientarsi nelle varie stanze; la sua fotografia collocata sulla porta di ingresso della stanza può diminuire la confusione.
Fare in modo che le stanze siano ben illuminate ed evitare la presenza di rumori o suoni disturbanti.
Eliminare tutte le fonti di pericolo.
Una particolare attenzione va data ai colori delle pareti, dei pavimenti e degli oggetti, che dovrebbero essere ben contrastanti; sono da evitare le tonalità morbide.
L’impiego dei colori consente anche di compensare i problemi di comprensione: se le piastrelle del bagno sono blu, si possono utilizzare delle luci notturne della stessa tonalità che indirizzino il paziente lungo il percorso fino al bagno; può essere utile contrassegnare le cose d’uso quotidiano del paziente con il suo colore preferito e ricordargli che tutti i suoi oggetti (spazzolino, asciugamani ecc.) sono di quel colore.
Per garantire la sicurezza del malato bisogna poi sempre ricordarsi di chiudere i fornelli, di riporre i detersivi e i coltelli in un posto sicuro, di dotare la vasca di maniglie d’appoggio e le porte di chiusure di sicurezza affinché il paziente non possa accidentalmente restare chiuso dentro o, viceversa, uscire senza che i familiari se ne accorgano.
Si tratta di semplici accorgimenti che possono evitare lo scatenarsi di crisi comportamentali di difficile risoluzione, permettendo alla persona malata e ai suoi familiari di sentirsi sicuri e sostenuti dall’ambiente circostante.
Ma l’intervento sull’ambiente non finisce certo qui; infatti con un’adeguata formazione pratico-teorica, è possibile per lo psicologo trasformarsi in “consulente ambientale” lavorando fianco a fianco con gli altri professionisti del benessere fisico e mentale al fine di “protesizzare” il più possibile l’ambiente in cui il malato vive, che sia esso lo spazio privato della propria abitazione oppure lo spazio più “pubblico” del salone di una struttura residenziale, o il giardino in cui camminare senza rischi inutili per la salute, oppure la sala delle attività comuni, o la biblioteca, o, ancora, lo spazio destinato a ciascuno in una camera da letto da condividere con altre persone.
Scrive Carey Smith Henderson, non un medico e neppure uno psicologo, bensì un professore di storia presso la Duke University, USA, che si è ammalato di Alzheimer ed ha tenuto, finché ha potuto, un diario toccante e dettagliato delle proprie giornate pubblicato poi con il titolo “Visione Parziale”:
“L’Alzheimer uccide molte cose che prima facevi d’istinto. Quando salgo o scendo le scale sono molto incerto. Devo reggermi forte e poi do i numeri, non sono sicuro dei passi che ho fatto. Sto sempre lì lì per cadere. Mi preoccupa tutto ciò che supera pochi centimetri d’altezza. Questo è uno dei miei spauracchi: sono terrorizzato di scender le scale. E non va molto meglio quando le salgo. Ma non si può vivere sempre al pian terreno.”
Lavorare con una persona affetta da demenza e rielaborare con lei l’ambiente in cui vive assieme ai propri cari significa seguirla passo dopo passo, per evitare che “inciampi” nei piccoli e grandi ostacoli che la vita quotidiana e, una volta, normale adesso porta inevitabilmente con sé, vuol dire aiutarla a vivere in tranquillità, sicurezza e serenità le proprie giornate. In una sola frase, vuol dire evitarle di vivere per sempre bloccata al pian terreno.

BIBLIOGRAFIA
ZANETTI O. TRABUCCHI M. Le demenze: una guida per i famigliari – IV Edizione; IRCCS Brescia; 2005.
HENDERSON CS. Visione Parziale - Un diario dell'Alzheimer; Associazione Goffredo de Banfield e Federazione Alzheimer Italia, 2002.

"Contro l'Alzheimer anche l'ambiente è importante", tratto da Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi

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