Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

giovedì 17 febbraio 2011

Alzheimer: un test di diagnosi precoce

Per la malattia di Alzheimer potrebbe essere presto disponibile un test di diagnosi precoce basato sul semplice prelievo i sangue, sviluppato a livello sperimentale dai ricercatori dello University of Texas Southwestern Medical Center.
Questa tecnologia prototipale, che utilizza molecole sintetiche per cercare e identificare anticorpi specifici per le patologie potrebbe essere utilizzata anche nello sviluppo di anticorpi per un’ampia gamma di patologie e disturbi difficili da diagnosticare, tra cui il Parkinson e le patologie immunitarie come la sclerosi multipla e il lupus.
“Una delle maggiori difficoltà nel trattamento della patologia è dovuta al fatto che quando si manifestano i sintomi è già troppo tardi”, ha commentato Dwight German, professore di psichiatria e autore dell’articolo di resoconto apparso sulla rivista Cell. “Se si riuscissero a trovare metodi per rilevare la patologia nei primi stadi prima che inizi il deficit cognitivo, potremmo essere in grado di fermarla sviluppando nuove strategie di trattamento.”
È un fatto tuttavia che i soggetti affetti da Alzheimer mostrano un’attivazione del sistema immunitario e un processo di neurodegenerazione in molteplici regioni cerebrali. Da ciò i ricercatori della UT Southwestern hanno ipotizzato l’esistenza, nel siero dei pazienti, di numerosi anticorpi specifici che potenzialmente fungono da biomarcatori.
Finora tuttavia si riteneva impossibile l’identificazione degli anticorpi senza conoscere prima gli antigeni che ne scatenano la produzione. Il nuovo studio, per contro, sfida questa nozione consolidata utilizzando molecole sintetiche, denominate peptoidi, in grado di rilevare i segni della patologia in campioni ematici di individui affetti dalla malattia.
Queti peptoidi hanno molti vantaggi: possono essere modificati in modo semplice, veloce e in grandi quantità a bassi costi. A partire da una “libreria” di migliaia di peptoidi, i ricercatori hanno effettuato un screening in primo luogo sul modello murino, identificando quali di queste molecole trattenessero più anticorpi dai campioni di sangue degli animali affetti dalla patologia.
In seguito, i ricercatori hanno esaminato i campioni ematici di sei pazienti con Alzheimer, sei con Parkinson e sei senza patologie diagnosticate, identificando, a partire dalla capacità di legame con le immunoglobuline G, tre diversi candidati biomarker per l’AD.

Utilizzando un ulteriore insieme di 16 soggetti normali di controllo e 10 soggetti in una fase precoce di sviluppo dell’Alzheimer, i tre candidati biomarker hanno identificato i soggetti affetti con un’accuratezza del 90%.

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/

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