Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

giovedì 10 febbraio 2011

La valenza educativa dei cartoni animati

In una società complessa come quella odierna, dove si dichiara la "crisi" della famiglia per favorire il sorgere di nuove forme di stare insieme in coppia anche avendo figli -in cui sembra di assistere a una decadenza dei valori essenziale del rispetto e della legalità- è giusto e lecito chiedersi se i nostri figli sono osservatori sereni dinanzi alla "tv per ragazzi", quindi se i cartoni animati sono a misura per loro o se i contenuti possono risultare troppo forti, aggressivi, violenti o scandalosi, alla luce anche del fatto che i bambini possono pensare molte ore dinanzi allo schermo.
Dunque, è importante prendere consapevolezza delle funzioni educative che i cartoni hanno e se e come contribuiscono ad una corretta crescita dei bambini, o se influenzano negativamente il loro modo di pensare e di agire: il programma definito specifico per i bambini si rivela positivo per lo sviluppo o le conseguenze sono piccoli uomini che si atteggiano a grandi eroi o guerrieri?
Il termine "cartone animato" deriva dall'americano "cartoon" e di riferisce ai disegni animati che intrattengono, negli anni trenta, grazie a Walt Disney. Con questo signore, i cartoni sono rivolti alla famiglia con figli, ed egli ha avuto il merito di creare personaggi con cui gli spettatori si potessero identificare, o ritrovare pregi e difetti, quindi proporre in visione contesti di vita reale. E anche quando si tratta di animali, i personaggi hanno atteggiamenti, vizi, virtù, tratti fisici che richiamano quelli umani.

Il personaggio dei fumetti Braccio di ferro il marinaio, da fumetto, fu cartone negli anni trenta e divenne un mito con la sua pipa in bocca e i mitici spinaci per avere una forza da leoni.
Nel 1940 inizia la serie Tom e Jerry, che racconta l'amore-odio tra il gatto Tom e il topo Jerry; i due simpaticissimi amici-nemici abitano nella stessa casa, il gatto è domestico e ama mangiare, dormire e rincorrere il piccolo topolino d'appartamento che lo sberleffa degli insuccessi nell'acchiapparlo.

In realtà, i dispetti che si fanno non sono per cattiveria e rivalità, ma per il gusto di attuarli. Quando Tom riesce a prendere Jerry, si diverte a farne un porta mazze da golf, un cameriere, addirittura un anello di fidanzamento per una graziosa gattina bianca. Jerry ha piacere nello stuzzicare il gatto per farlo arrabbiare. Alla fine di ogni episodio, è riportato l'equilibrio tra i due amici.
Contestazione di qualche anno fa riguarda l'accensione di una sigaretta in una puntata in cui il gatto voleva far colpo una gattina, ma in effetti ciò è spiegato dal fatto che il cartone è antecedente rispetto all'attenzione circa la prevenzione del fumo. Certo è che nei riguardi del piccolo osservatore può essere un messaggio pericoloso, ma anche nei programmi destinati ai piccini, essi vanno accompagnati durante la trasmissione e guidati all'apprendimento.

Negli anni sessanta arrivano i cartoni animati giapponesi, e viene da domandarsi se, cambiando i contenuti e le trame, i cartoni siano diversamente istruttivi per gli spettatori.
Lo sportivo Mimì e la nazionale di pallavolo del 1980 vede dedizione, forza d'animo e di sacrificio della protagonista che gioca nella squadra di pallavolo della scuola ed è scelta per far parte della nazionale impegnata del campionato mondiale.

Nuove amicizie, nuovo allenatore, nuove tecniche per vincere le squadre rivali. La durezza dell'allenatore serve a comprendere che se si vuole qualcosa bisogna "combattere" proprio come Mimì, impegnandosi e sforzandosi, facendo rinunce, ma credendo nel proprio obiettivo e sogno, e cercando di raggiungerlo attraverso mezzi leali come la dedizione e il sacrificio, e non inganni e menzogne. In Mimì c'è aggressività ma è per tenacia e voglia di riuscire.
Oggi un cartone della stessa categoria sportiva è Beyblade, dove quattro ragazzi tra i tredici e quindici anni sono appassionati per il Beyblade, una trottola che viene lanciata contemporaneamente ad un'altra nella stessa area di gioco finché le due si scontrano e una salta o va fuori dall'area. Duelli e storie di spada e conflitti animano questo cartone ricco di strategie e tecniche per far rendere al meglio i beyblade.

Forse giudicato brutale ed eccessivo, potrebbe non esser e adatto per i bambini?

I genitori sono insostituibili per proteggere i figli dai contenuti inadeguati, ma è anche vero che dovrebbe esistere un sistema di decodifica oggettivo, che reputi cosa sia "giusto" da vedere per una certa fascia d'età. Ma cosa rende un programma sconsigliato?
Le figure adulte devono maturare uno spirito critico di fronte ai programmi televisivi per bambini e capacità di reagire in maniera attiva senza essere spettatori passivi.

I cartoni animati più elaborati rispetto a quelli di ieri e sottolineano spesso che con la forza e l'astuzia si ottiene tutto. Ma è una visione errata posta in malo modo, sicuramente non per i più piccoli. Anche i genitori devono imparare a guardare la televisione, infatti violenza e brutalità vanno ovviamente evitati a favore di cartoni e programmi dove sono perpetrati i valori della legalità, del bene, della pace.

Altrimenti, il rischio educativo è la crescita della persona con una visione distorta della realtà. Sempre più spesso i superguerrieri vengono seguiti senza fiato dai bimbi, che possono non capire la distinzione tra il bene e il male, il reale e il fittizio, ma essere sottoposti a messaggi sbagliati e la tv non risultare utile ai fini educativi, anzi deleteria.
Si arriverà al bollino rosso anche per i cartoni animati che dovrebbero essere fruibili da tutti, e invece i piccoli si potrebbero trovare presto a dover cambiare il canale di trasmissione di un cartone animato che si rivela non adatto. Non è educativo per i minori che si stanno sviluppando e stanno formando la propria personalità.

Oggi i cartoni non sono per tutti, così genitori e adulti devono mettersi vicino ai bambini per valutare insieme cosa vedere, essere sospettosi perché i contenuti potrebbero non essere adatti alla loro età. Evolve la società e lo stesso accade per i cartoni, e gli adulti devono prendere confidenza delle proposte televisive, anche se per prima la tv dovrebbe tutelare i piccoli spettatori.
I cartoni sono importanti mezzi educativi e di comunicazione perché chi li guarda si immedesima nei personaggi e può modificare lati del carattere e aiutare nella formazione, il tutto inconsciamente. Gli insegnamenti sono tanti, ma i cartoni sono un'arma a doppio taglio. Esperti parlano di "paradosso educativo" dato che alcuni cartoni animati hanno scene crude e violente e che il termine "cartone animato" non corrisponde a ciò che è adatto per ogni età, anzi alcuni sono additati dagli adulti come diseducativi.
La televisione svolge una funzione educativa, ed è pedagogica in quanto offre valori, influenze, desideri, comportamenti e aspettative; per cui bisogna fare attenzione ai contenuti proposti ai piccoli spettatori.

BIBLIOGRAFIA
Raffaelli Luca, Le anime disegnate. Il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi, Castelvecchi Editore, Roma 1994.
Palazzo Donatella, Bambini e adolescenti. Istruzioni per l'uso. Diario di una neomamma, Edizioni Noitrè, Salerno 2009.


"Cartoni animati e loro valenza educativa", tratto da Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi



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