Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

giovedì 3 febbraio 2011

L'educazione è come l'eleganza...

Questo articolo nasce dalla voglia e dall'esigenza di comprendere alcune delle modalità di inserimento del bambino in età prescolare nelle strutture a lui dedicate -alla luce dello sviluppo individuale, specifico per ogni persona- e in riferimento al ruolo fondamentale svolto dalla famiglia nell'educazione dell'uomo di domani.
Il piccolo in età prescolare ha gli anni compresi tra il primo e il quinto, importantissimi per la crescita che avviene attraverso fasi nelle quali emergono le capacità di camminare, di parlare, di socializzare fuori dal contesto familiare, di scolarizzarsi.
La scuola ha funzione di socializzazione nel senso di far interiorizzare valori e regole della società, il rispetto delle leggi e l'educazione ai comportamenti etici. Nello specifico, gli asili nido e le scuole dell'infanzia -nate per assistere i bimbi- oggi hanno obiettivi educativi che comprendono attività per favorirne la crescita rispetto ai propri ritmi, tra cui la capacità di stabilire relazioni con gli altri coetanei.
Inoltre, viene promossa la cultura dei diritti dell'infanzia. Il distacco dalle figure di attaccamento crea nel bambino un trauma che va risolto in modo adeguato senza fretta e ripensamenti; per il piccolo è un momento fondamentale dello sviluppo, e nella scuola impara a socializzare e a rispettare le esigenze altrui e le regole attraverso i lavori di gruppo nel rispetto degli obiettivi curricolari che l’insegnamento – apprendimento prevede.
La crescita del bambino è un processo complesso e delicato, dipendente dalle dinamiche interne dell'individuo e dalle relazioni che egli stabilisce con mamma e papà, o con le figure di riferimento e di attaccamento. Lo sviluppo è continuo e determina nell'organismo umano cambiamenti e nuove capacità risultanti dalla maturazione e dall'apprendimento; esso si verifica attraverso stadi o fasi, che indicano periodi di tempo dove si osservano e avvengono cambiamenti qualitativi, ordinabili in sequenza gerarchica o temporale; nelle tappe dello sviluppo si manifestano modi, capacità, emozioni, intelligenza, disagi.
La formazione della condotta è influenzata dall'ambiente dove il bambino vive, sperimentando gratificazione dei bisogni e conflitti, e dai rapporti affettivi sviluppati con i genitori. Infatti, i bambini acquisiscono nozioni già dai primi anni di vita, quando si vive la parte più lunga del percorso che dal neonato porterà all’adulto. Non è mai una realtà spontanea e automatica, bensì si verifica in seguito all’organizzazione di determinate strutture personali.
Per una sana crescita, il bambino necessita della presenza della madre e delle figure di riferimento, le quali devono contribuire alla sua educazione e al suo sviluppo psico – fisico.

La socializzazione dell'infante è connessa all'acquisizione del linguaggio, attraverso cui potrà comunicare con i coetanei e con gli altri adulti che incontrerà dopo i genitori.

I primi pensieri che i piccoli sviluppano riguardano la capacità di ricordare esperienze vissute, dunque acquisisce un passato che poi li aiuterà a conquistare qualcosa che in quel momento non c'è, cioè il senso del futuro: progettano riferendosi al passato.

La fiducia di base descritta nella teoria dell'attaccamento permette ai bimbi di affrontare problematiche e frustrazioni attraverso le cure e le attenzioni genitoriali. Quindi se le figure di riferimento hanno risposto adeguatamente ai bisogni dei piccoli, trasmettendo fiducia e il senso che non saranno trascurati, essi andranno incontro alle preoccupazioni certi di superarle e avere l'appoggio familiare.
Così inizia a svilupparsi la personalità e questo processo durerà per tutto l'arco della vita dell'individuo: dura nel tempo e la persona realizza pensieri e azioni, apprende modalità di relazioni e socializzazione con l'ambiente circostante.

La scuola è l'istituzione che con la famiglia svolge un ruolo fondamentale nella società perché forma, educa e istruisce bambini e ragazzi durante la maturazione, trasmettendo i valori per un sano sviluppo morale. Essa ha come obiettivo la trasmissione della cultura e l'educazione dei discenti; la scuola ha come compito sviluppare la capacità di apprendere dell'individuo dall'asilo alla vecchiaia.

Gli insegnanti devono suscitare nell'alunno motivazione e aiutare a realizzare pensiero, conoscenza e progettazione attraverso comportamenti didattici col fine di perseguire obiettivi educativi densi di valori umani.
L'inizio della scuola dell'infanzia rappresenta l'ingresso del bambino nella società; fin'ora, e per altro tempo ancora, il bambino gioca da solo, ed è in aula che cominciano i momenti ludici condivisi con i compagni.

Durante l'età prescolare, l'individuo è in rapida crescita: si sviluppano le capacità linguistiche, intellettive, manuali e il piccolo imparerà via via ad essere più indipendente e responsabile, a vestirsi e a giocare in maniera sempre più complessa fino a quando, col passare del tempo, le frasi pronunciate sono più articolate e l'immaginazione è particolarmente fervida.

I più piccolini iniziano il loro viaggio nel mondo della scuola presso gli asili nido, strutture educative
per bimbi dai tre mesi ai tre anni. Le madri che optano per il nido sono principalmente donne che lavorano che non possono assentarsi per lunghi periodi dalla propria occupazione.
Le scuole dell'infanzia sono rivolte a bambini dai tre anni circa che verranno accompagnati all'ingresso nella scuola primaria. Spesso qui i bambini sperimentano le prime relazioni sociali extrafamiliari perché non tutti hanno frequentato il nido. Così l'inserimento del bambino in classe diventa un momento importantissimo perché rappresenta i primi momenti in cui si frequenta la scuola e va bene se accade in compagnia delle figure di riferimento per pochi giorni o anche per svariate settimane, finché i bambini non sono sicuri e indipendenti. Non c'è una regola universale e i tempi possono variare da bambino a bambino, ed essere più lunghi se i piccoli non sono abituati al distacco con mamme, papà, nonni, baby sitter.

L'educazione, l'azione educativa è istruzione. L'apprendiamo avviene a scuola fin da piccoli, crescendo e diventando uomini adulti.
La società oggi vive problematiche a livello politico, economico e morale; si sono sviluppate enormemente le tecnologie, con vantaggi notevoli per noi tutti, ma evidentemente la moralità non ha avuto la stessa evoluzione; gli educatori e gli insegnanti sono maggiormente impegnati nella trasmissione della cultura, nella costruzione dei valori e nell'espressione delle capacità e potenzialità individuale degli scolaretti.

La scuola contribuisce col suo ruolo fondamentale della riuscita della crescita sana dei bambini affinché siano sereni ed ottimisti.

L'educazione è una sfida: l'uomo, protagonista della propria vita, deve divenire adulto perseguendo i valori positivi e una giusta moralità; questa parola deriva dal latino "ex-ducere": tirare fuori, cioè tirare fuori la persona che verrà; quest’ultima, attraverso il processo educativo, cresce e accetta le proprie responsabilità.
L'educatore è vicino all'educando per porre interventi ordinati che favoriscano la formazione dell'immaturo. Dunque, sono importanti le norme che si stabiliscono e che vanno seguite nelle diverse occasioni, e che si imparano in famiglia e a scuola in modo che la società si sviluppi lontano il più possibile da forme di violenza fisica e psicologica.

Dunque, possiamo domandarci quale accoglienza sia necessaria da parte degli asili nido e delle scuole materne per inserire i bambini senza traumi e in maniera serena.

Il punto di partenza è la considerazione che il piccolo inizia le sue relazioni con l'ambiente anche attraverso l'asilo nido e/o la scuola dell'infanzia, ex materna, dove l'inserimento determina un cambiamento dello stile di vita del bimbo, costretto anche a svegliarsi presto e a seguire ritmi che non sono quelli "familiari" dello stare con madre, padre, nonni, zii, ma che sono progettati e realizzati su misura per lui.

Il bambino, che ha un suo modo di pensare, è il centro dell'insegnamento, della conoscenza, dell'apprendimento e dell'educazione. Nidi e scuole dell'infanzia -insegnanti e collaboratori- sono focalizzati su ciò che può interessare il protagonista del progetto educativo, come i giochi (lavori) educativi e di gruppo attraverso cui i piccoli possono socializzare di più.
L'ingresso nel mondo della scuola, asilo nido o scuola dell'infanzia, rappresenta un momento fondamentale per la crescita del bambino. All'asilo nido si accompagnano i bimbi di pochi mesi fino ai due anni circa, mentre nell'ex scuola materna troviamo bambini dai due anni e mezzo fino ai 5 circa.

Il contesto scolastico, in entrambe le categorie si presenta come un gioco, con tante attività piacevoli, interessanti e logiche, da svolgere con insegnanti esperti e qualificati, ma il bambino può sentirsi a disagio perché immerso in un ambiente sconosciuto e abituato a trascorrere le giornate in famiglia, con la mamma, il papà, i nonni. Non si conoscono gli altri bambini e può esserci diffidenza verso i nuovi adulti di riferimento, ma soprattutto si sta verificando il primo distacco importante della vita: quello dalla madre, dai genitori.
Per questo, oggi, si dà molta importanza al momento dell'inserimento al nido e alla scuola dell'infanzia, e il piccolo si abitua al nuovo ambiente e ai nuovi stili accompagnato dai genitori, dalla mamma o da papà, che trascorrono del tempo con lui finché non si sente autonomo e sicuro.

Possono volerci da poche settimane a mesi, e nelle situazioni più gravi il bambino può sentirsi abbandonato, continuando a piangere per tutto il tempo di frequentazione e osservando una regressione anche a casa o con i nonni, con un attaccamento morboso alla madre. E' chiaro che se portato a scuola, il bambino ci sta, ma se viene fatto un inserimento adeguato ai suoi ritmi e alle sue esigenze, ci starà volentieri e perché sta crescendo e non per rassegnazione e sfinimento. Senza contare il trauma che poi si porterà dietro se il disagio si protrae.
Questa sofferenza esprime la difficoltà di non vedersi la figura materna, finché non c'è la comprensione che essa torna a prenderlo e che non scompare del tutto, fino a quando non si passa una fase dell'età evolutiva per subentrarne un'altra. Per superare questa "sindrome di abbandono" si può strutturare un percorso di inserimento scolastico più tranquillo e regolare, che magari possa precedere tempi più brevi di permanenza all'asilo; ci vorrà più tempo ma, come anticipato prima, questo porterà il bambino a recarsi all'asilo perché adattato alla nuova situazione, e non per rassegnazione e impotenza.

I bambini possono sentirsi scoraggiati anche dalle regole che ovviamente nella scuola si richiedono e che è giusto ci siano; esse verranno introiettate e aiuteranno il bambino nella crescita personale. Bisogna lavorare sull'autonomia e sull'autostima del piccolo uomo, rendendolo indipendente a livello pratico ed emotivo.

Il benessere degli alunni e le finalità dell'azione educativa sono lo scopo degli insegnanti che attraverso competenze e formazione riescono anche colmare carenze di personale nelle scuole pubbliche che sono in via di mutazione e riorganizzazione.

L'azione educativa che coinvolge gli alunni porta ad una socializzazione spontanea che avviene

col gruppo dei pari, cioè i coetanei con cui condividere i giochi. Tale azione educativa rappresenta il processo di trasmissione culturale e di orientamento personale.

Il bambino che sta crescendo e sta maturando è al primo posto e l'attività educativa è centrata e fatta a misura per lui; l'ascolto e la comunicazione sosterranno insegnanti e alunni nel percorso educativo e di evoluzione personale.

I processi di apprendimento e di sviluppo delle relazioni avvengono sotto lo sguardo degli adulti genitori, familiari ed educatori, che hanno una grande responsabilità: dalle cure fisiche a quelle affettive per prevenire ed evitare i problemi emotivi della vita adulta che hanno radici nell'infanzia.
I bambini imparano quello che vivono, dunque se sperimentano l'ostilità imparano ad essere aggressivi, se attorno a loro c'è tolleranza sapranno sviluppare la pazienza, se saranno incoraggiati sapranno essere fiduciosi.

La scuola vuole costruire conoscenze e saperi, ma anche un percorso di vita che inizia fin da piccolissimi.
La famiglia con figli piccoli è all'inizio di un lungo percorso che la vedrà protagonista nelle scelte educative e degli stili da adottare per il benessere del bambino.

Non esiste una verità assoluta su come agire e comportarsi con i più piccoli; ogni genitore ha una verità per proprio figlio perché questo ha un'identità unica e, per questo, è diverso dagli altri.

Un piccolino per casa cambia profondamente la famiglia in cui nasce e come essa guarda alla vita: si modificano gli interessi, i tempi e il contesto ecologico. E la scuola deve essere per i bimbi in crescita un luogo dove stare sereni e tranquilli, sicuri che dopo lo svolgimento di tutte le attività educative, i genitori torneranno a prenderlo per stare con lui.
I genitori, insieme agli educatori/insegnanti, hanno la sfida di conoscere come ragionano i figli/discenti, come appaiono ai loro occhi e cosa si può trasmettere loro attraverso lo stile educativo scelto e i valori in cui si crede.

BIBLIOGRAFIA
A.A.V.V., L’educazione emotiva - affettiva nella scuola materna, Brescia, La Scuola, 1997.

BALDWIN A.L. , Teorie dello sviluppo infantile, Milano, Angeli, 1971.

PALAZZO DONATELLA, Bambini e adolescenti. Istruzioni per l'uso, Edizioni Noitrè, 2009.

“La crescita del bambino nel primo anno di vita tra teoria e pratica”, tratto in data 30-09-2009 da Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento

"Il bambino in età prescolare tra educazione e scuola", tratto da Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi

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