Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

giovedì 3 febbraio 2011

Quei difficili anni dell'adolescenza

L’adolescenza rappresenta quel periodo di vita intermedio tra la fase dell’età evolutiva e l’età adulta.

Durante questa fase il corpo si trova a subire delle profonde trasformazioni fisiche, infatti la pubertà, segna il termine della fanciullezza, e rende l’individuo idoneo a riprodursi.
La fase adolescenziale ha inizio dopo la conclusione della fase puberale che si conclude, all’incirca intorno ai 13-14 anni.

Il corpo, ormai è maturo sotto ogni profilo, e lo prepara ad orientarsi verso la scelta sessuale.

In questo periodo i cambiamenti corporei potrebbero far emergere sensazioni di rifiuto di un corpo sessuato, e di non riconoscimento della propria identità.

L’immagine corporea che si trasforma può far sorgere dei problemi quali ad esempio un comportamento alimentare aberrante, come ad esempio l’anoressia e la bulimia.

Ogni trasformazioni viene vissuta con sofferenza. La non accettazione di questo nuovo stato, potrebbe portare all’isolamento,aggravando così lo stato psicologico del ragazzo. Tali contraddizioni possono far insorgere stati patologici e le reazioni caratteriali.
In lui sono presenti da un lato il desiderio di protrarre l’età della latenza e dall’altra il desiderio precoce d’ indipendenza senza possibilità di realizzarlo per mancanza di mezzi psicologici per farlo.

L’adolescente mette in primo piano le relazioni sociali, con i coetanei, e delega un ruolo marginale alla famiglia, anzi si distacca.

Il processo di allontanamento dal nucleo familiare, è complesso e difficile infatti il rischio è l’amplificazione delle differenze inter-generazionali e l’ aumento di conflittualità intra - familiari.
Per prepararsi all’ingresso del mondo adulto il gruppo dei pari assume il ruolo di sostenitore nel periodo in questione, arrivando a sostituirsi alle figure di riferimento genitoriali. Il gruppo appunto possiede un proprio linguaggio, , nuovi codici e può arrivare ad assumere uno stile, un look piuttosto provocatorio, per il mondo degli adulti. La voglia di nuove sfide, fa da una parte avanzare l’adolescente mentre dall’altra i sentimenti di paura, lo fa retrocedere alternativamente.

Questa continua oscillazione e l’instabilità, la fragilità, che caratterizza il giovane sembrano essere la risultante, di un periodo, pieno di cambiamenti a cui il ragazzo non è abituato.
Di fronte all’avanzare di nuovi impulsi, esperienze e sentimenti mai provati prima possono prendere il sopravvento sensazioni negative e di “confusione”.

E’ auspicabile in questi casi che il ragazzo riceva in questa fase un appoggio familiare, che gli permette di mediare tra le esigenze opposte, oppure, in caso contrario, il rischio è quello di rimanere travolto da sentimenti di tristezza, delusione, che potrebbero rendere infelice la sua vita.

Il ragazzo lotta per l’indipendenza e per slegarsi da certi valori tradizionali e soprattutto dai dogmatismi precostituiti, per riuscire in qualche modo, ad adattare le nuove richieste dell’esterno, e fare il suo ingresso nel mondo degli grandi.

L’età della latenza era caratterizzato da certezze; c’era il mondo degli adulti pronto a proteggerlo.
Nel momento in cui scopre un mondo nuovo, l’adolescente inizia la protesta verso i grandi, proprio perché avevano nascosto e distorto la realtà. Ad esempio il racconto delle fiabe, sembra assolvere alla funzione di mantenere separata nella fantasia, gli aspetti malvagi, per proteggere la purezza del bambino.

Quindi deve imparare ad elaborare il lutto per la perdita dell’infanzia, da una parte, periodo tranquillo, mentre adesso è costretto ad assumersi le proprie responsabilità ed acquisire la propria autonomia.
Tende inoltre a contestare l’autorità a tutti i livelli: famiglia, scuola, stato. Si scontra con i modelli trasmessi dai media. Le figure genitoriali, fino ad allora percepite, come onnipotenti possono essere messe in discussione e sottoposto a critiche.

Se durante l’infanzia i ragazzi hanno ricevuto un’educazione improntata alla permissività, più difficilmente riuscirà ad accettare dei limiti, e riconoscerne il valore, in questo caso con molta più probabilità, c’è il rischio di sviluppare dei disturbi emotivi che poi potrebbero sfociare, in scelte pericolose, che portano all’evasione dalla realtà, come ad esempio alcol, droghe, sessualità sfrenata e abitudini sbagliate.

Possono verificarsi diverse reazioni del giovane di fronte alla pressione, patita dagli impulsi che lo dominano.

C’è chi riesce ad equilibrare le opposte tendenze, e continua a portare avanti ugualmente i propri obiettivi.
In altri casi il giovane, incanala, le sue energie verso progetti umanitari, e di solidarietà, oppure si dedica al misticismo, e di sé stesso e degli altri e ai grandi temi umanitari. Può arrivare a intellettualizzare le sue reazioni.

In genere, però nella maggior parte delle volte, si lancia nel passaggio all’atto, con la ricerca di soddisfazioni immediate in tutti i campi. E spesso non c’è posto per il pensiero, tutto passa per l’azione. In entrambi i casi c’è un’esacerbazione del narcisismo.
Da cui derivano disinteresse per il mondo esterno, un’eccessiva e grandiosa immagine di sé, con atteggiamenti megalomani.

Comunque sintomi allarmanti di disagio “PSICOLOGICO”, che possono far sospettare la presenza di un problema psicologico, possono essere i seguenti:

Chiusura sociale, senso di inferiorità, Difficoltà relazionali, Aggressività, Ridotto rendimento scolastico, Anoressia e bulimia, Disturbi del sonno, Masturbazione ripetuta, e sostitutiva di altri piaceri, Abuso di alcol e droghe, Cefalee, Ipocondria, Noia e apatia, Parlare di o tentativi di fuga da casa, Eccessiva sensibilità al rifiuto o all’insuccesso, Idee o tentativi di suicidio, Rituali e cerimoniali (p.e. lavarsi spesso le mani).

Bibliografia:
Augusto Palmonari: “Gli adolescenti!”, Il Mulino 2001
Guido Petter: “L’adolescenza”


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