Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

mercoledì 9 novembre 2011

AUTISMO: le prime avvisaglie

L'autismo è un disturbo dello sviluppo caratterizzato da una forte componente genetica. Gli scienziati hanno già individuato una ventina di geni coinvolti, anche se sulle cause precise di questo disturbo, al momento si possono soltanto formulare delle ipotesi.

Tra le più accreditate, quella proposta dalle neuroscienze che spiega l'autismo come un difetto del meccanismo dei “neuroni specchio”: dal momento che uno dei sintomi “base” è la mancanza di empatia, cioè la difficoltà a cogliere le emozioni degli altri, si teorizza che sia il sistema di questi speciali neuroni ad essere in tilt nei piccoli autistici che non riescono ad instaurare una normale reazione con il mondo esterno.

Una diagnosi precisa può essere fatta solo intorno ai 2 anni, perché si basa su parametri come l'interazione sociale, l'imitazione, la comunicazione verbale e il gioco. Ma i campanelli d'allarme si manifestano già nei primi mesi di vita, e riconoscerli è di estrema importanza, perché prima si interviene, migliori sono le possibilità di recupero.

COMUNICAZIONE:
  1. BALBETTIO IN RITARDO. In genere verso i 6 mesi un neonato produce una vasta gamma di suoni e catene di sillabe. Nei bimbi autistici questa fase manca, o si presenta in ritardo.
  2. NON IDICA CON IL DITO, entro il primo anni di vita.
  3. NON SI VOLTA AL SUO NOME.
INTERAZIONE SOCIALE ED AFFETTIVITA':
  1. NON MANTIENE IL CONTATTO VISIVO: il bambino autistico, manifesta una sorta di indifferenza verso l'altro, ha uno sguardo assente, e quando piange è difficilmente consolabile.
  2. NON RISPONDE AL SORRISO, dopo il terzo mese di vita.
  3. NON TI ABBRACCIA: come se fosse una bambola di pezza, ha un atteggiamento statico.
COMPORTAMENTO:
  1. IGNORA I SUOI OCCHI, disinteressandosi dei giocattoli che gli vengono proposti o manifestando un attaccamento insolito per un determinato oggetto.
  2. FA SEMPRE LA STESSA COSA, agendo in modo stereotipato.
  3. NON MANTIENE L'ATTENZIONE.
Se i genitori notano qualcosa che non va, la cosa migliore da fare è parlarne con il proprio pediatra, ed eventualmente richiedere una visita specialistica di neuropsichiatria.

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