Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

giovedì 15 marzo 2012

PATOLOGICAMENTE NARCISO

Ognuno di noi cerca di vivere in modo da sentirsi bene con se stesso: il nostro orgoglio viene aumentato dall'approvazione e ferito dalla disapprovazione. Ma in alcuni di noi la continua ricerca di “rifornimenti dell'autostima” tramite conferme provenienti dall'esterno, eclissa a tal punto tutto il resto, da far parlare gli specialisti di narcisismo patologico, termine che indica appunto una sproporzionata preoccupazione per se stessi.

Nella mitologia greca Narciso era un giovane innamorato del proprio riflesso nell'acqua, morto per un desiderio che la sua immagine non poteva soddisfare.

Oggi sappiamo che le persone patologicamente narcisistiche sono soprattutto persone nella cui vita interiore manca qualcosa, che si sentono spesso vuoti, deboli, inferiori e temono di non essere adeguati, rimuginando in continuazione su risorse come la bellezza, la fama, la ricchezza, sull'apparenza piuttosto che sugli aspetti più privati della loro identità. L'immagine prende il posto della sostanza, e quella che Jung chiamava la persona (la parte di sé che si mostra al mondo), diventa più reale e sicura dell'essere autentico. Sono persone esibizioniste, distaccate, emotivamente inaccessibili, spesso dal portamento imponente e sicuro di sé, che solitamente anticipano ogni possibile attacco, attaccando. Caratteristiche nella maggior parte dei casi direttamente riconducibili a difficoltà di base con l'identità e l'autostima. Arroganza e sicurezza, quindi, si configurano come comportamenti compensatori di un'interiorità in cui predominano invidia, vergogna e sensi di colpa.

Un'importante soluzione difensiva in cui sono spesso intrappolate le persone narcisistiche è il perfezionismo: perseguono ideali irrealistici e se non li raggiungono rispondono al fallimento con la convinzione di avere in sé una grave pecca, non accettando la propria umana fallibilità.

Conseguenza frequente del perfezionismo dei narcisisti è il tentativo di evitare ogni sentimento ed azione che esprima la consapevolezza sia della fallibilità personale, sia di una realistica dipendenza dagli altri. Per questo i narcisisti tendono a denegare rimorso e gratitudine: il primo implica l'ammissione di un difetto, la seconda vuol dire riconoscere il proprio bisogno. Poiché la persona narcisista tenta di edificare un senso di sé positivo sull'illusione di non avere né difetti, nè bisogni, teme che l'ammissione di un senso di colpa o di dipendenza tradisca qualcosa di vergognosamente inaccettabile. Scuse sincere e ringraziamenti sentiti, le espressioni comportamentali di rimorso e gratitudine, saranno quindi rigorosamente evitate in queste persone, che per gli stessi motivi si vergognano anche di chiedere qualcosa, trovandosi per questo in situazioni interpersonali in cui sono profondamente infelici perché gli altri non riescono ad intuire i loro bisogni.

Gli psicologi del sé hanno coniato il termine “oggetto-se” per indicare quelle persone che alimentano il senso di identità e di considerazione di ognuno di noi attraverso la loro conferma, ammirazione ed approvazione. Tutti hanno oggetti-se e ne hanno bisogno, ma la moralità esige che gli altri siano qualcosa di più di oggetti-se, che si riesca a vederli come realmente sono e nei loro bisogni, e non soltanto nei termini di ciò che fanno per noi. Nella persona narcisista, il bisogno degli altri è profondo, ma il suo amore per loro è superficiale.

La letteratura sostiene che alcune persone si comportano in questo modo perché a loro volta sono state usate come appendici narcisistiche dai loro genitori, o da altre figure di accudimento che li hanno apprezzati non per quello che veramente erano, ma solo per il particolare ruolo che svolgevano, facendo credere al bambino che se fossero stati scoperti i suoi reali sentimenti, specialmente quelli ostili o egoistici, sarebbe stato rifiutato o umiliato. Questa situazione favorisce lo sviluppo di quello che Winnicott ha chiamato “falso-Sè”, e cioè la presentazione di quegli aspetti che conosciamo come accettabili.

Da questa prospettiva, sarebbero i bisogni narcisistici nei confronti di un figlio a creare le condizioni per l'incapacità dello stesso di distinguere tra i propri sentimenti reali e gli sforzi di compiacere o impressionare gli altri.

In qualche modo queste persone sono consapevoli della loro fragilità psicologica, temono di essere messe da parte, sentono ad un qualche livello di consapevolezza di avere un'identità troppo debole per tenerla insieme e per tollerare le tensioni. Questi timori inoltre, vengono spesso spostati in una preoccupazione per la salute fisica, con conseguenti pensieri ipocondiraci e morbose paure di morire.

Nessun commento:


Questo blog è conforme alle disposizioni del Codice di Condotta relativo all'utilizzo di tecnologie per la comunicazione a distanza nell'attività Professionale degli Psicologi