Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

giovedì 28 febbraio 2013

DIPENDENZA DA INTERNET


La dipendenza da Internet, meglio conosciuta nella letteratura psichiatrica con il nome di Internet addiction disorder (IAD), è un disturbo da discontrollo degli impulsi.
Diversi ricercatori stanno attualmente valutando l'inclusione del disturbo nel futuro DSM-V. Al contrario, molti critici affermano che la dipendenza da Internet non può essere considerata uno specifico disturbo psichiatrico, ma un sintomo psicologico che può connettersi a differenti quadri diagnostici e clinici.
Qualunque sarà la conclusione di questo dibattito, la dipendenza da Internet esiste come comportamento osservabile. Si tratta di un comportamento che può avere un impatto negativo sulla vita di chi lo presenta. Anche se non venisse considerata patologia, occorre comunque considerarlo un rischio, un comportamento che disturba la vita familiare e di relazione.
Al fine di valutare specificatamente il grado di rischio psicopatologico connesso all'uso di Internet, è stato sviluppato un questionario, lo IAT (Internet Addiction Test), composto da 20 item diversi che mirano ad identificare coloro che fanno di Internet un uso prolungato (anche 40-50 ore a settimana) sino a trascurare gli affetti familiari, il lavoro, lo studio, le relazioni sociali e la propria persona (notti insonni, ansia, agitazione psicomotoria, depressione legata al fatto di essere off-line, sogni e fantasie riguardanti Internet).
Più recentemente, in Italia è stata sviluppata una scala per la rilevazione delle variabili psicologiche e psicopatologiche correlate all’uso/abuso di Internet. Tale scala, denominata UADI (Uso, Abuso e Dipendenza da Internet) è composta da 80 domande che riguardano l’uso di Internet, con particolare attenzione al vissuto emotivo del soggetto durante e dopo il collegamento. In tal modo è possibile effettuare una diagnosi più accurata dell'utilizzo della Rete da parte dell'utente.
In letteratura, comunque, sono state individuate 4 categorie di elementi che contribuiscono all’insorgere di psicopatologie legate all’uso di Internet:
  1. Le psicopatologie preesistenti. In più del 50% dei casi, infatti, la IAD può essere indotta da alcuni tipi di disturbi psichici preesistenti. I fattori di rischio includono una storia di dipendenza multipla, condizioni psicopatologiche come disturbo depressivo, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo bipolare, compulsione sessuale, gioco d'azzardo patologico, o fattori situazionali, come sindrome di burnout, contrasto coniugale o abuso infantile.
  2. le condotte a rischio (“eccessivo consumo”, riduzione delle esperienze di vita e di relazione “reali”,ecc);
  3. eventi di vita sfavorevoli (problemi lavorativi, familiari, ecc: “internet come valvola di sfogo”);
  4. le potenzialità psicopatologiche proprie della rete (anonimato e sentimenti di onnipotenza che possono degenerare in: pedofilia, sesso virtuale, creazione di false identità, gioco d’azzardo, ecc).

Bibliografia:

  • K. S. Young,Presi nella Rete, Intossicazione e dipendenza, Calderini, Bologna 2000
  • T.Cantelmi, M. Talli, C. Del Miglio, A. D'Andrea, La mente in Internet. Psicopatologia delle condotte on-line, Piccin, Padova 2000
  • V. Caretti, D. La Barbera (a cura di), Psicopatologia delle realtà virtuali. Masson, Milano 2000
  • C. Del Miglio, A. Gamba, T. Cantelmi. "Costruzione e validazione preliminare di uno strumento (UADI) per la rilevazione delle variabili psicologiche e psicopatologiche correlate all’uso di Internet", Giornale Italiano di Psicopatologia 2001 n. 3, pp. 293–306.
  • G. Lavenia, “Internet: the third millennium trap” in Technology and Health Care, Volume 10 Issue 6, IOS Press, Amsterdam 2002
  • T. Cantelmi, L.G. Grifo, La mente virtuale, Edizioni San Paolo, Milano, 2002
  • Giorgio Nardone, Federica Cagnoni, "Perversioni in rete. Le psicopatologie da Internet e il loro trattamento", Ponte alle Grazie 2002 ISBN 9788879286008
  • T. Cantelmi, M. Talli, "Trapped in the web: The psycopathology of cyberspace", Journal of CyberTherapy & Rehabilitation, Winter 2009, Volume 2, Issue 4 [1]
  • Lee Siegel, Homo Interneticus - Restare umani nell'era dell'ossessione digitale, prefazione di Luca De Biase, Edizioni Piano B, Prato 2011 ISBN 978-88-96665-31-2
  • G.Lavenia, "Internet e le sue dipendenze",Franco Angeli Editore, Milano 2012

1 commento:

Mariangela ha detto...

Grazie per il post! Credo che l'internet addiction disorder, o dipendenza da internet, sia un problema di cui è utile parlare. Anche se tutti noi ci accorgiamo di dipendere sempre di più - chi più chi meno - dai social, dalla ricerca di informazioni in rete, e insomma da internet in generale, forse non ci rendiamo conto che per certe persone l'abuso di tutto questo può portare a dei problemi davvero gravi. Essere a conoscenza che questi disturbi esistono, e diffondere informazioni a riguardo, può essere davvero utile nel caso in cui ci si trovi davanti ad un caso di IAD, direttamente o indirettamente. Quindi grazie a post come questi, che permettono di diffondere info a riguardo!


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