Blog a cura della Dr.ssa ANNA GULLA' & Collaboratori

venerdì 13 gennaio 2017

I bambini del Centro Italia hanno ancora paura

A 5 mesi dal terribile sisma che ha distrutto molti paesi del Centro Italia, 3 bambini su 15 rivivono ancora lo stesso attimo drammatico, provano paura intensa, senso di impotenza e orrore: tutti disturbi tipici della Sindrome postraumatica da stress. 
Un dato inquietante emerge dalla prima ricerca sul campo mai realizzata al mondo per analizzare con evidenza scientifica quali cicatrici portino dentro di sé i piccoli esposti a catastrofi naturali come, ad esempio, il violento il terremoto de L’Aquila del 6 aprile 2009. Conclusa la fase di screening, l’indagine - promossa dall'Ordine dei Ministri degli Infermi Camilliani con il coordinamento scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il sostegno della Caritas Italiana e la collaborazione dei pediatri abruzzesi - è entrata nella fase della conferma, tramite visita specialistica neuropsichiatrica, delle diagnosi emerse dai test. Sono circa 2000 i bambini abruzzesi a cui sono stati somministrati i questionari dai pediatri del luogo che hanno aderito volontariamente alla ricerca: 500 di età compresa tra i 3 e i 5 anni e oltre 1500 i tra i 6 e i 14 anni.
È proprio nella fascia d’età 6-14 anni che si differenzia la risposta al trauma a seconda della maggiore o minore prossimità del bambino all’epicentro del sisma e che si fa consistente il dato legato alla Sindrome postraumatica da stress: ad esserne colpito è ben il 7,1% dei ragazzi, ovvero più di 100 su 1500. Ancora più alto il dato relativo all’ansia legata all’evento traumatico, riscontrata nell’11% dei giovani sottoposti allo screening : 165 su 1.500. Seguono i disturbi dell’affettività (7,7%), vale a dire quella serie di problemi legati all’attività emotiva: fragilità d’umore, ipervigilanza, esagerate o alterate risposte al contesto ambientale.
Nella fascia 3 -5 anni non sono invece stati rilevati problemi neuropsichiatrici gravi se non - nel 6% dei casi – un disturbo d’ansia di probabile origine non post traumatica: la stessa percentuale è infatti riscontrabile nella popolazione pediatrica generale, ovvero anche tra quei bambini che non sono stati vittime di un violento terremoto. Inoltre è stata rilevata una certa omogeneità di condizione tra i piccoli aquilani e i bambini delle altre provincie d’Abruzzo. Lo studio rivela quindi che più il bambino è piccolo, minori sono gli esiti del trauma: in questo caso concorrono più fattori ambientali di “protezione” come la famiglia e l’età, intesa come livello di sviluppo e maturazione del sistema nervoso.
Conoscere è il primo requisito per poter intervenire. Il progetto - e questo è un ulteriore elemento innovativo - non si ferma infatti allo screening dei fattori di rischio e degli effetti prodotti da una tragedia naturale sulla psiche di bambini e adolescenti o alla conferma della diagnosi, ma, conseguentemente, attiva processi formativi e terapeutici ad hoc. In tal senso, la ricerca ha attivato percorsi di formazione per pediatri e insegnanti per riconoscere e gestire (ad esempio attraverso interventi di educazione alla pro-socialità) la Sindrome postraumatica da stress.

Nessun commento:


Questo blog è conforme alle disposizioni del Codice di Condotta relativo all'utilizzo di tecnologie per la comunicazione a distanza nell'attività Professionale degli Psicologi